Terapia di supporto: come alleviare il dolore?

Autore: Dott. Maurizio Grandi
Pubblicato: | Aggiornato: 23/01/2020
Editor: Cristina Quaranta

In che modo la società vive il dolore? Se la terapia palliativa si chiamasse terapia di supporto, non si penserebbe solo alla fase terminale della vita, ma a come vivere il dolore diversamente. Il Dott. Maurizio Grandi, esperto in Oncologia a Torino, ci parla della terapia di supporto e di un diverso modo di vivere il dolore

Terapia palliativa o di supporto?

La terapia palliativa è spesso trascurata, eppure basterebbe un semplice cambiamento nel nome: se fosse “terapia di supporto”, si penserebbe non riguardo solamente la fase terminale della vita, momento in cui il trattamento attivo viene sospeso e si entra in un hospice. Parte integrante dell’assistenza al paziente, “la palliazione” ha un problema di immagine.

Ma un sollievo dal dolore e da altri sintomi, è offerto a tutti i pazienti (oncologici e non), a prescindere dallo stadio della malattia, per migliorarne la qualità della vita. Alleviare sintomi e complicazioni dei tumori, ridurre e prevenire le tossicità del trattamento.

Una migliore comunicazione con i pazienti su malattia e prognosi, allevia i carichi emotivi del paziente e della sua famiglia dall’inizio del trattamento. La crisi degli oppioidi ha determinato una maggiore ricerca sul dolore.

In che modo la società vive il dolore?

Negli Stati Uniti, fra il 2018 ed il 2019, è stato stanziato un miliardo di dollari per contrastarne l’epidemia, metà devoluta alla gestione del dolore. Vengono prescritti meno oppioidi e la comprensione della sua multifattorialità sta aumentando: interruzioni del sonno, ansia. Così come sono sempre più numerosi gli studi sull’impiego di strumentazione come la risonanza elettromagnetica a bassa intensità e frequenze, sonora e olfattiva a scopo antalgico. Il futuro va verso la dematerializzazione del farmaco.

Assistiamo a una trasformazione culturale del modo in cui la società vive il dolore: l’obbiettivo è arrivare ad un livello gestibile che consenta di preservare e salvaguardare quanto un paziente possa conferire valore alla vita.

La droga può alleviare il dolore?

Le droghe rappresentano un’opportunità di cura. Negli Stati Uniti, in alcune cliniche, si accorsero che stati di grave sofferenza nei malati di cancro, non rispondendo agli antidolorifici, potevano essere alleviati con la somministrazione di piccole dosi di LSD. La diminuzione della sensibilità al dolore è legata ad uno stato di dissociazione psichica dal corpo che impedisce al dolore l’accesso alla loro consapevolezza (Dutton,1977). In Svizzera, è ripartito il primo studio medico, dopo quarant’anni di bando. I risultati furono pubblicati 6 anni dopo, nel 2014.

Con la psilocibina, alla John Hopkins University e alla NYU of Medicine, dimostrano la diminuzione dell’ansia e depressioni in pazienti affetti da forme di cancro letali (Journal of psycopharmacology).

L’impiego di LSD, sui malati terminali, diminuisce i livelli di ansia e paura di morire. I rimpianti, le emozioni dolorose svaniscono (Peter Gasser, 2014). Proseguendo con l’impiego di LSD e psilocibina, Ross, Bossis e Gus, alla New York University, nel 2015, mostrarono con una sola dose, la diminuzione immediata di ansia e depressione in pazienti oncologici, con benefici protratti per mesi.

L’uso terapeutico della cannabis risale a 2.500 anni fa. Primo a commercializzarla fu Carlo Erba (l’erba di Carlo Erba), nella sua farmacia di Brera. Attualmente, è in tabella II, sezione B, in forme farmaceutiche più dosabili e maneggevoli. L’estratto oleoso è il miglior compromesso tra efficienza estrattiva e semplicità di somministrazione, ma è preparazione complessa per il farmacista. Dal 2014, i prodotti delle inflorescenze sono allestiti nello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze.

Dott. Maurizio Grandi
Oncologia

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