Il trauma, il lutto e gli sfoghi verbali
Parlare dei propri traumi con i familiari e gli amici non equivale a fare psicoterapia: sembrerà banale, ma è necessario sottolinearlo. Troppo spesso il trattamento delle persone profondamente traumatizzate (per esempio da una perdita o da un lutto) si mescola in modo controproducente alla pletora di altri ascolti che i pazienti ricevono nel mondo esterno, con un numero inquietante di suggerimenti che, in teoria, dovrebbero rivelarsi curativi. Il risultato è una confusione totale che rallenta il sollievo e rimanda la guarigione.
Il significato autentico della psicoterapia
Fraintendere il valore di una psicoterapia equiparandola a una seduta di sfogo dei propri drammi significa non avere compreso la parola stessa, la sua accezione di “terapia”, cioè di percorso curativo specialistico. Sfogarsi ripetutamente, parlando con chi ha voglia di ascoltare per amore o amicizia non è una cura: non lo è perché non avviene con un appropriato contenimento.
Il rischio degli sfoghi incontrollati
Quando si soffre per un grave trauma lasciare uscire le parole è solo una parte del percorso di autoguarigione, ed è un’esperienza dalla valenza duplice. Da un lato, è vero che trovare il modo di portare fuori ciò che sembra murato dentro la psiche ha risvolti positivi; dall’altro lato, però, ogni volta che si ripete la narrazione e si manifestano le emozioni legate al trauma si annulla la distanza temporale e si richiama nel momento presente l’accaduto. Ciò che è nel passato e sta scivolando indietro nella memoria ritorna qui e ora, annullando i piccoli ma significativi progressi che la psiche e il corpo hanno fatto (anche senza rendersi conto).
Il ruolo protettivo della psicoterapia
La psicoterapia è l’unico contesto in cui questi “sfoghi” possono avvenire, e il motivo è evidente: si ha la possibilità di dire, di piangere, di arrabbiarsi e soffrire, ma la persona che si occupa di ricevere è in grado di contenere, cioè di evitare che le emozioni tracimino e rendano il trauma una realtà dell’oggi e non di un ieri che deve andare sempre più indietro.
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Il cammino dell’elaborazione del lutto
Elaborare un lutto non significa rientrarci continuamente con l’illusione che a un certo punto smetterà di fare male: è un cammino progressivo e guidato che mette insieme rievocazioni e silenzi, strategie per bypassare, immersione nei frammenti dell’episodio traumatico riportati in auge da tecniche che raggiungono la sfera inconscia. In breve, sfogarsi con chi si offre di ascoltare per affetto può andare bene in un primo periodo, ma l’aiuto vero che il mondo esterno può dare è un altro: insegnare a chi affronta un trauma ad affidarsi alla psicoterapia e a vedere che nella vita, comunque, esiste altro. C’è sempre qualcosa d’altro che tende la mano per tirare fuori dal dolore.


