Ablazione Cardiaca

Che cos'è l'ablazione cardiaca?

L’ablazione transcatetere è un trattamento cardiologico interventistico mini-invasivo, eseguito normalmente in anestesia locale, finalizzato al trattamento e alla cura delle aritmie cardiache mediante cauterizzazione del tessuto cardiaco patologico attraverso l’utilizzo di piccoli cateteri che vengono fatti avanzare fino al cuore per via percutanea.

Perché si esegue?

O come prima scelta terapeutica o in caso di fallimento della terapia farmacologica antiaritmica, l'intervento di ablazione cardiaca è in grado di curare, e spesso guarire, la quasi totalità delle aritmie esistenti, tra cui:

In cosa consiste?

Si tratta di una procedura che da oltre 30 anni viene eseguita nella pratica clinica e che dunque rappresenta una sicura, efficace, consolidata e ampiamente testata strategia terapeutica. Gli aspetti procedurali, per quanto riguarda l’ablazione cardiaca di tutte le aritmie precedentemente citate, sono essenzialmente simili. In sintesi, previa somministrazione di anestesia locale e modesta sedazione (molto raramente è necessario ricorrere all’anestesia generale), si ottengono gli accessi vascolari mediante puntura delle vene e/o arterie femorali (raramente altre vene centrali, ad esempio giugulare o succlavia).

A questo punto, grazie alla visualizzazione dei cateteri con raggi X e spesso anche campi magnetici, si avanzano i cateteri, ovvero delle piccole sonde flessibili dotate di sensori in punta per la registrazione dei potenziali elettrici cardiaci, e una volta identificato il tessuto cardiaco responsabile dell’aritmia si effettua l’ablazione, ovvero attraverso il catetere ablatore si eroga radiofrequenza o crio-energia, in modo da cauterizzare, rispettivamente a caldo o a freddo, il tessuto patologico.

Tutta la procedura è effettuata in sale di Elettrofisiologia, ovvero una sala di cardiologia interventistica dotata di sistemi di imaging cardiaco avanzato (fluoroscopia e generalmente sistemi di mappaggio elettroanatomici) e complessi sistemi di monitoraggio, invasivo e non, del paziente.

Preparazione per l'ablazione cardiaca

Nei giorni che precedono l'intervento, si dovrà informare il medico circa i farmaci che si stanno assumendo e l’insorgenza di eventuali nuove problematiche mediche o stati febbrili. Le terapie assunte e la loro eventuale sospensione dipendono molto dal tipo di ablazione cardiaca che si andrà a fare e vanno discusse attentamente con il proprio medico. Il giorno della procedura il paziente dovrà essere a digiuno.

Recupero postintervento

Al termine dell’intervento di ablazione cardiaca si rimuovono i cateteri e gli introduttori dalle sedi di puntura vascolare e si effettua un bendaggio (a volte a piatto, a volte compressivo) in modo da garantire la pronta guarigione degli accessi vascolari. Il paziente dovrà rimanere a letto per almeno qualche ora, normalmente dalle 6 alle 24 ore, a seconda che assuma o meno una terapia anticoagulante.

Il giorno stesso o al più tardi il giorno successivo, il paziente viene dimesso al domicilio. Per i primi 3 giorni è opportuno evitare di fare sforzi fisici; dal 4° in poi si può riprendere una vita del tutto normale. Nei primi giorni successivi all’intervento è possibile lamentare modesti sintomi quali dolore al petto, affaticamento o cardiopalmo. Nella stragrande maggioranza dei casi tali sintomi tendono ad autorisolversi spontaneamente in poco tempo. In caso invece di persistenza è opportuno contattare il medico specialista curante.

 

Realizzato dal Dott. Sergio Conti, aggiornato dal Dott. Alessandro Blandino.

17-11-2023
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Ablazione Cardiaca

Dott. Alessandro Blandino - Cardiologia

Creato il: 31-03-2017

Editato il: 17-11-2023

Editor: Antonietta Rizzotti

Che cos'è l'ablazione cardiaca?

L’ablazione transcatetere è un trattamento cardiologico interventistico mini-invasivo, eseguito normalmente in anestesia locale, finalizzato al trattamento e alla cura delle aritmie cardiache mediante cauterizzazione del tessuto cardiaco patologico attraverso l’utilizzo di piccoli cateteri che vengono fatti avanzare fino al cuore per via percutanea.

Perché si esegue?

O come prima scelta terapeutica o in caso di fallimento della terapia farmacologica antiaritmica, l'intervento di ablazione cardiaca è in grado di curare, e spesso guarire, la quasi totalità delle aritmie esistenti, tra cui:

In cosa consiste?

Si tratta di una procedura che da oltre 30 anni viene eseguita nella pratica clinica e che dunque rappresenta una sicura, efficace, consolidata e ampiamente testata strategia terapeutica. Gli aspetti procedurali, per quanto riguarda l’ablazione cardiaca di tutte le aritmie precedentemente citate, sono essenzialmente simili. In sintesi, previa somministrazione di anestesia locale e modesta sedazione (molto raramente è necessario ricorrere all’anestesia generale), si ottengono gli accessi vascolari mediante puntura delle vene e/o arterie femorali (raramente altre vene centrali, ad esempio giugulare o succlavia).

A questo punto, grazie alla visualizzazione dei cateteri con raggi X e spesso anche campi magnetici, si avanzano i cateteri, ovvero delle piccole sonde flessibili dotate di sensori in punta per la registrazione dei potenziali elettrici cardiaci, e una volta identificato il tessuto cardiaco responsabile dell’aritmia si effettua l’ablazione, ovvero attraverso il catetere ablatore si eroga radiofrequenza o crio-energia, in modo da cauterizzare, rispettivamente a caldo o a freddo, il tessuto patologico.

Tutta la procedura è effettuata in sale di Elettrofisiologia, ovvero una sala di cardiologia interventistica dotata di sistemi di imaging cardiaco avanzato (fluoroscopia e generalmente sistemi di mappaggio elettroanatomici) e complessi sistemi di monitoraggio, invasivo e non, del paziente.

Preparazione per l'ablazione cardiaca

Nei giorni che precedono l'intervento, si dovrà informare il medico circa i farmaci che si stanno assumendo e l’insorgenza di eventuali nuove problematiche mediche o stati febbrili. Le terapie assunte e la loro eventuale sospensione dipendono molto dal tipo di ablazione cardiaca che si andrà a fare e vanno discusse attentamente con il proprio medico. Il giorno della procedura il paziente dovrà essere a digiuno.

Recupero postintervento

Al termine dell’intervento di ablazione cardiaca si rimuovono i cateteri e gli introduttori dalle sedi di puntura vascolare e si effettua un bendaggio (a volte a piatto, a volte compressivo) in modo da garantire la pronta guarigione degli accessi vascolari. Il paziente dovrà rimanere a letto per almeno qualche ora, normalmente dalle 6 alle 24 ore, a seconda che assuma o meno una terapia anticoagulante.

Il giorno stesso o al più tardi il giorno successivo, il paziente viene dimesso al domicilio. Per i primi 3 giorni è opportuno evitare di fare sforzi fisici; dal 4° in poi si può riprendere una vita del tutto normale. Nei primi giorni successivi all’intervento è possibile lamentare modesti sintomi quali dolore al petto, affaticamento o cardiopalmo. Nella stragrande maggioranza dei casi tali sintomi tendono ad autorisolversi spontaneamente in poco tempo. In caso invece di persistenza è opportuno contattare il medico specialista curante.

 

Realizzato dal Dott. Sergio Conti, aggiornato dal Dott. Alessandro Blandino.

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