Aneurisma dell’aorta: come trattarlo?

Autore: Dott. Vasileios Tsiopoulos
Pubblicato:
Editor: Cecilia Ghidotti

L’aneurisma dell’aorta è tra le patologie cardiovascolari più pericolose. Solamente in Italia, si calcolano 7000 decessi l’anno dovuti all’aneurisma aortico. Ma che cos’è e come si tratta? Ce ne parla il Dott. Vasileios Tsiopoulos, esperto in Cardiochirugia a Roma

Cos’è l’aorta e in cosa consiste l’aneurisma dell’aorta toracica?

Quando parliamo di aorta ci riferiamo all’arteria più grande ed importante del corpo umano. La funzione della aorta è quella di trasportare sangue, e quindi ossigeno, a tutti gli organi attraverso le sue varie diramazioni e segmenti. L’aorta si divide in:

  • Aorta ascendente;
  • Arco aortico;
  • Aorta toracica discendente;
  • Aorta addominale.

Quando si verifica un aneurisma dell’aorta toracica, le pareti del tratto ascendente si dilatano e dipendendo dal tasso crescita e dimensioni si deciderà con quale trattamento (conservazione, chirurgia programmata o chirurgia d’urgenza).

Terapia Farmacologica

Nel caso le condizioni del paziente non siano gravi, lo specialista può decidere una terapia farmacologica che può includere:

  • Betabloccanti: rallentano la frequenza cardiaca abbasando la pressione del sangue;
  • Statine: per abbassare il colesterolo;
  • Bloccanti del recettore di angiotensina (solamente nel caso in cui i betabloccanti non risultino sufficienti per il controllo della pressione sanguigna.

Intervento chirurgico, quando e come?

L’intervento chirurgico è normalmente raccomandato in una serie di casi, che possono essere:

  • Dilatazione delle pareti della aorta di dimensioni di 5 cm o maggiori;
  • In presenza di Sindrome di Marfan (malattia del tessuto connettivo);
  • In presenza di valvola aortica bicuspide;
  • Casi in famiglia di dissezione aortica.

Inoltre, la scelta di intervento chirurgico dipenderà dalla condizioni generali del paziente e dalla zona e caratteristiche dell’aneurisma. Esistono tre tipologie di chirurgia:

  1. Chirurgia protesica. Consiste nell’inserimento di un tubo protesico a sostituzione della zona in cui si trova l’aneurisma. Se l’aneurisma risulta essere più esteso, si procederà con l’intervento di Bentall o intervento di David, ossia nel reimpianto delle arterie coronarie. Inoltre, se si riscontra una disfunzione della valvola aortica, può essere sostituita con una meccanica o biologica o reimpiantata nel tubicino protesico.In casi più lievi si può procedere con una tecnica chirurgica mininvasiva, ossia evitare l’apertura totale del torace attraverso una mini-toracotomia destra o una mini-sternotomia. Questa tecnica è vantaggiosa in quanto riduce i tempi di degenza in terapia intensiva e permette una guarigione decisamente più rapida.
  2. Riparazione endovascolare. Prevede anch’essa l’inserimento di una protesi attraverso l’arteria femorale. La protesi consta di un tubicino supportato da una maglia metallica che sostituisce la zona aneurismatica. Si tratta di una procedura mini invasiva con tempi di recupero rapidi, ma può essere effettuata solamente in determinati casi. Una volta terminato l’intervento, il paziente necessita un monitoraggio costante.
  3. Chirurgia d’urgenza. Consiste nella riparazione d’emergenza dell’aneurisma aortico rotto. È l’operazione più rischiosa e viene effettuata in casi limite. Si preferisce prevenire la rottura ed agire tempestivamente con un intervento chirurgico più opportuno.

Lo stile di vita è tutto

Tanto nella prevenzione, quanto nel mantenimento post-operatorio, lo stile di vita del paziente svolge un compito di grande importanza. Per evitare aneurismi e garantire un sistema circolatorio sano si consigli di evitare il fumo, effettuare regolarmente attività fisica, seguire una dieta sana con grassi e colesterolo ridotti e mantenere sotto controllo la pressione sanguigna.

Dott. Vasileios Tsiopoulos
Cardiochirurgia

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