Aritmie: un problema sempre più frequente

Autore: Prof. Francesco Vetta
Pubblicato: | Aggiornato: 11/11/2018
Editor: Top Doctors®

Con il progressivo aumento di malattie croniche, sia dell’apparato cardiovascolare (ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica e scompenso cardiaco) che di altri apparati (bronchite cronica ostruttiva, apnee notturne, diabete mellito, insufficienza renale, etc.), anche il numero delle aritmie è notevolmente aumentato. Il Prof. Francesco Vetta, esperto in Cardiologia a Roma, ci spiega quali sono le caratteristiche delle diverse aritmie e come è necessario intervenire per evitare gravi rischi

 

 

1) A cosa sono dovute le aritmie?

Il cuore ha un proprio sistema elettrico. Il nodo seno-atriale, situato nell’atrio destro, è la “centrale” in cui si origina l’impulso elettrico che, viaggiando attraverso specifici sistemi di conduzione, si diffonde poi agli atri. L’impulso elettrico giunge al nodo atrioventricolare, posto tra gli atri e i ventricoli, il quale ha il compito di rallentare l’impulso: questo è necessario per garantire la giusta distanza temporale tra la contrazione degli atri e dei ventricoli e consentire il completo passaggio di sangue dagli atri ai ventricoli.

Superato il nodo atrioventricolare, l’impulso elettrico viaggia attraverso due branche, una destra ed una sinistra, per raggiungere tutte le fibre miocardiche dei ventricoli. Condizioni acute intercorrenti, funzionali od organiche, transitorie o permanenti, possono interferire con questo processo e provocarne alterazioni dirette o indirette, favorendo la comparsa di aritmie.

 

2) Quali tipi di aritmie esistono?

Le aritmie presentano differenti caratteristiche. Possono essere distinte in bradiaritmie e tachiaritmie.

Le bradiaritmie (battito cardiaco lento), se sintomatiche e non transitorie, richiedono l’impianto di un pace-maker (PMK) che possa compensare le deficienze del sistema elettrico cardiaco. Le cause più comuni delle bradiaritmie sono la cardiopatia ischemica, la cardiopatia ipertensiva, lo scompenso cardiaco, alcune alterazioni degli elettroliti e l’utilizzo di farmaci bradicardizzanti. Tutte queste cause possono esordire in modo improvviso e richiedere procedure di impianto di PMK in urgenza. Le forme transitorie, se legate ad alterazioni degli elettroliti e a sindromi coronariche acute, sono correggibili farmacologicamente nel primo caso ed in sala di emodinamica nel secondo. Naturalmente sarà necessario tenerle sotto osservazione nel tempo, ma senza dover effettuare terapie elettriche invasive e definitive.    

Le tachiaritmie (battito cardiaco accelerato) sono caratterizzate, in genere, da una frequenza cardiaca superiore a 100 battiti al minuto. Le tachiaritmie possono essere distinte in sopraventricolari e ventricolari. Delle prime fa parte la forma di aritmia più comune, la fibrillazione atriale, la cui prevalenza nella popolazione generale è dell’1.7% e tende ad aumentare con l’età. Le patologie alla base della fibrillazione atriale sono soprattutto l’ipertensione arteriosa e la cardiopatia ischemica. L’ablazione transcatetere, in casi selezionati, può essere risolutiva del problema. Inoltre, questa aritmia si associa anche ad un elevatissimo rischio di ictus ischemico: a volte può essere necessario avviare una terapia anticoagulante per ridurre il rischio di embolie sistemiche e di ictus cerebrali ischemici. In merito alle altre tachiaritmie sopraventricolari, dobbiamo ricordare anche il flutter atriale e le tachicardie da rientro del nodo atrioventricolare e da rientro atrioventricolare per la presenza di vie accessorie. In questi casi la terapia elettrica di ablazione è risolutiva.

Le tachiaritmie ventricolari possono diventare emergenze mediche se si presentano in forma ripetitiva, come accade con le tachicardie o con la fibrillazione ventricolare. La causa più importante delle aritmie ventricolari è la cardiopatia ischemica, seguita dalla scompenso cardiaco, dalle disionie e dai dismetabolismi. Quando si presentano disturbi a livello del battito cardiaco, bisogna sempre valutare situazioni predisponenti, genetiche, familiari, funzionali o organiche che ne possano favorire la progressione verso forme ripetitive rischiose per la vita.

 

3) Morte cardiaca: quanto è diffusa?

La morte cardiaca improvvisa rappresenta la principale causa di morte nei paesi occidentali tra la popolazione compresa tra i 20 e 60 anni di età. In Italia si registrano circa 55.000 morti all’anno per problemi cardiaci di questo tipo.

Nel 80% dei casi le aritmie sono provocate dalla cardiopatia ischemica. La sopravvivenza dei pazienti dipendente moltissimo dalla tempestività dell’intervento per interrompere l’aritmia ventricolare. Per questo motivo, si può notare oggi una maggior diffusione di defibrillatori automatici, ma, nei casi più gravi, sarà necessario ricorrere all’impianto di una defibrillatore (ICD). La tecnica di ICD è simile a quella del PMK, così come i tempi procedurali che risultano pari a circa 30 minuti. Gli ICD si sono dimostrati molto più efficaci della terapia farmacologica nel ridurre gli episodi di morte improvvisa, in quanto prevengono aritmie ventricolari minacciose.

Negli ultimi anni si è visto che nei pazienti con scompenso cardiaco con compromissione della funzione contrattile del cuore, l’ICD è essenziale per ridurre l’aumentato rischio di morte improvvisa. Lo scompenso cardiaco è una patologia da affrontare in modo tempestivo, in quanto presenta una mortalità a 5 anni di oltre il 50%. Negli ultimi anni si è diffusa la possibilità di trattare i pazienti con scompenso cardiaco e grave compromissione della funzione contrattile del cuore con un particolare PMK o ICD che, tramite un elettrocatetere suppletivo, stimola il ventricolo sinistro in associazione al destro, favorendo la sincronizzazione ventricolare.

 

4) Quali sono le prospettive per il futuro?

Nel corso degli anni la progressiva miniaturizzazione dei PMK/ICD, in associazione ad algoritmi di riconoscimento e cura delle tachiaritmie, porterà vantaggi importanti per la prognosi e la qualità di vita dei pazienti cardiopatici. Allo stesso modo, gli studi genetici permetteranno una diagnosi ed un trattamento precoce di quelle patologie che predispongono alle aritmie, riducendone la mortalità.

Il riscontro, anche se occasionale, di aritmie non va sottovalutato: il paziente e il Cardiologo Aritmologo devono iniziare insieme un percorso diagnostico e terapeutico che permetta di ridurre gravi rischi.

 

Editor Karin Mosca

Prof. Francesco Vetta
Cardiologia

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