Chirurgia con risparmio di sangue: che cos’è?

Autore: Prof. Luca Paolo Weltert
Pubblicato: | Aggiornato: 09/05/2019
Editor: Antonietta Rizzotti

Il sangue trasporta ossigeno, e questa funzione è alla base della sopravvivenza di tutti gli organi, ma è ancora più importante in fase di “cantiere” quando cioè c’è un tessuto o una ferita da ricostruire, come appunto dopo un intervento, in particolare se grande come un intervento cardiochirurgico, in cui si somma ai fattori precisati il problema del consumo di sangue per inevitabile fuoriuscita dalle strutture cardiache e direzione alla macchina cuore polmone. Il Prof. Luca Paolo Weltert, esperto in Cardiochirurgia a Roma, ci parla della sua esperienza.

Che cos’è una tecnica chirurgia di risparmio di sangue e quali vantaggi offre?

Spesso quando si considera un trattamento chirurgico ci si focalizza sulla specifica tecnica utilizzata, sulla dimensione del taglio, sul tipo di strumento utilizzato. Ognuno di questi aspetti è importante e gioca un ruolo nell’esito finale, ma ci sono altri aspetti, che sono per così dire “di supporto generale” che hanno altrettanta rilevanza, ma vengono spesso trascurati. Uno di questi riguarda il ruolo dell’anemia e la eventuale necessità di trasfusioni.

La risposta che ingenuamente si tende a dare a questo problema è “Manca sangue? Trasfondiamo!” ma una trasfusione non è come la somministrazione di una pillola, è qualcosa di più simile ad un trapianto d’organo, che coinvolge la risposta immunitaria del ricevente. Intorno all’anno 2010 in particolare, grazie all’impulso degli studi della Cleveland Clinic, si è accertato che un maggior numero di trasfusioni comporta una peggiore sopravvivenza e una più lenta ripresa, indipendentemente da tutti gli altri aspetti. I pazienti che rimangono con una emoglobina più alta, idealmente sopra i 9 g/dl, in assenza di trasfusioni, hanno un processo di guarigione significativamente migliore, con una minor esposizione ad eventi infettivi che sono uno dei veri talloni d’Achille irrisolti della cardiochirurgia anche in questi anni.

Può parlarci della sua esperienza personale?

La mia esperienza con le tecniche di risparmio del sangue sono cominciate nel 2007 e hanno esplorato tutti gli ambiti: il miglioramento preoperatorio del volume di emoglobina, con l’uso di eritropoietina e supplementazione di ferro sucrosomiale orale, il maniacale controllo intraoperatorio della emodiluizione e delle fonti di sanguinamento con l’uso dei più avanzati dispositivi emostatici, e la ottimizzazione postoperatoria dell’emostasi biochimica e la reinfusione del sangue autologo dai drenaggi. Ognuno di questi aspetti è stato teatro di sperimentazione e studi che abbiamo pubblicato sulle più prestigiose riviste internazionali, arrivando ad essere citati nelle linee guida congiunte delle società europee ed americane e a ricoprire incarico di esperto europeo per aziende di emostatici come Baxter.

Oggi siamo ragionevolmente sicuri di poter offrire una Chirurgia Cardiaca di avanguardia potendo prescindere dalle trasfusioni di sangue in gran parte dei casi, fornendo al paziente una prognosi sensibilmente migliore rispetto al passato e alle istituzione ove si pratica un uso più liberale delle trasfusioni, arrivando a diventare uno dei centri di riferimento in Italia per la comunità dei Testimoni di Geova che per motivi confessionali devono poter avere accesso alle cure cardiochirurgiche in assenza dell’uso di sangue esterno.

Prof. Luca Paolo Weltert
Cardiochirurgia

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