Chirurgia vertebrale: la stabilizzazione percutanea

Autore: Dott. Umberto Agrillo
Pubblicato: | Aggiornato: 20/11/2018
Editor: Top Doctors®

È possibile stabilizzare le vertebre facendo passare le protesi attraverso delle incisioni ridotte? La stabilizzazione percutanea permette di dire addio a mal di schiena e a mal di gambe con un intervento minimamente invasivo e della durata di pochi minuti. Ce ne parla il Dott. Umberto Agrillo, esperto in Neurochirurgia a Roma

 

 

1) Dott. Agrillo, cos’è la stabilizzazione percutanea?

La stabilizzazione percutanea è una tecnica operatoria che consiste nell’inserire due barrette di titanio attraverso quattro incisioni sulla schiena a livello delle lesioni spinali, con lo scopo di sistemare il movimento anomalo e doloroso delle vertebre. Queste barrette vengono fissate con quattro viti alle vertebre IV e V lombari grazie all’aiuto di fili-guida.

 

2) Come si svolge l’operazione?

L’operazione richiede la presenza del Neurochirurgo e di un suo aiutante, dell’anestesista, di un tecnico Radiologo e di tre infermieri di sala. Il paziente viene anestetizzato e adagiato sul letto operatorio. Lo scopo dell’operazione è quello di entrare con una cannula nel fianco del paziente, aggirando le articolazioni spinali, e asportare l’ernia discale lombare che causa la strozzatura.

Due amplificatori di brillanza disegnando due grandi mezzelune attorno al corpo del paziente. Questi due amplificatori radiologici proiettano le immagini su dei monitor, che fungono da occhi per il chirurgo durante l’operazione di fissaggio delle barre. Ad operazione terminata, questi due strumenti avranno eseguito circa una ventina di lastre.

Grazie alle lastre effettuate in diretta, il Chirurgo è capace di disegnare quattro linee sui punti dove operare. Il Chirurgo infila degli aghi spinali nei punti indicati e effettua delle incisioni con il bisturi fino al tessuto osseo della colonna vertebrale. Dopodiché inserisce attraverso le incisioni un dilatatore e un filo guida, il quale è dotato di un punteruolo (il troker). Con questa punta, il Chirurgo incide le vertebre con tre colpi decisi di martello: in questo modo si dilatano le fibre muscolari per introdurre le viti e le barre.

 

3) Quali sono i vantaggi rispetto alle tecniche di stabilizzazione delle vertebre a cielo aperto?

Le tradizionali operazioni per stabilizzare le vertebre a cielo aperto richiedono tre ore sotto i ferri, con il rischio di scollamento delle fasce muscolari e con importanti perdite di sangue. I tempi di degenza all’ospedale e la convalescenza a casa, poi, sono piuttosto lunghi: è consigliato almeno un mese a letto con il busto.

I vantaggi della stabilizzazione percutanea sono molteplici.

  1. La mini-invasività dell’operazione: le vertebre vengono bloccate con delle barrette e delle viti inserite attraverso 4 piccoli fori.
  2. I tempi ridotti: la stabilizzazione percutanea richiede solo 30 minuti in sala operatoria, il paziente viene dimesso dopo 24 ore ed è in grado di alzarsi in piedi da subito.
  3. Perdita di sangue limitata durante l’intervento.
  4. Ripresa rapida nel post-operatorio, da accompagnare alla fisioterapia.

 

Editor Karin Mosca

Dott. Umberto Agrillo
Neurochirurgia

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