Cosa mangiare nel 2026 in caso di malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa secondo le raccomandazioni ECCO?

In caso di malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa non esiste una dieta unica che curi la malattia. Come gastroenterologo, il punto centrale è scegliere un’alimentazione varia, sicura e personalizzata. Le raccomandazioni ECCO (European Crohn's and Colitis Organisation) spostano l’attenzione su dieta mediterranea, fibre, idratazione, stato nutrizionale e controllo delle esclusioni inutili.
Che cosa dicono le raccomandazioni ECCO sull’alimentazione nelle MICI?
Le raccomandazioni ECCO dicono che la dieta è parte della gestione delle MICI (Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali), ma non sostituisce le terapie. Secondo il consenso ECCO 2025, in assenza di un intervento dietetico specifico indicato da un professionista, le persone con MICI dovrebbero seguire le linee di alimentazione sana valide per la popolazione generale.
Questo è un cambio importante. La dieta non viene più vista solo come “cosa evitare”, ma come uno strumento per sostenere la salute intestinale, ridurre il rischio di malnutrizione e aiutare il paziente a vivere meglio.
Le raccomandazioni ECCO sono un riferimento perché nascono da una revisione rigorosa delle evidenze scientifiche. Il messaggio pratico è chiaro: l’alimentazione conta, ma deve essere guidata, non improvvisata.
Esiste una dieta specifica per curare Crohn e rettocolite ulcerosa?
No, oggi non esiste una dieta specifica che prevenga o curi definitivamente Crohn e rettocolite ulcerosa. Le evidenze attuali non supportano l’idea di una dieta unica valida per tutti i pazienti con MICI.
Questo punto è importante perché molti pazienti cercano online liste rigide di alimenti “sì” e “no”. Il rischio è eliminare troppi cibi, perdere peso, sviluppare carenze o peggiorare il rapporto con il cibo. ECCO segnala che le diete restrittive possono avere rischi nutrizionali e psicosociali, soprattutto se non sono seguite da professionisti esperti.
La dieta può aiutare a gestire sintomi, stato nutrizionale e qualità della vita. Ma infiammazione, terapia farmacologica, esami, storia clinica e complicanze devono essere valutati dal gastroenterologo.
Quale modello alimentare è più indicato nella fase di remissione?
Nella fase di remissione, il modello più ragionevole è una dieta varia, equilibrata e vicina alla dieta mediterranea. Secondo il consenso ECCO 2025, la dieta mediterranea può essere considerata per il mantenimento della remissione nelle MICI, anche se non è raccomandata come terapia per indurre remissione attiva.
La dieta mediterranea si basa su frutta, verdura, legumi, cereali, olio extravergine d’oliva, pesce, frutta secca e consumo moderato di alimenti animali. È un modello utile perché bilancia fibre, grassi buoni, micronutrienti e varietà alimentare.
Secondo ECCO, uno studio prospettico su 693 pazienti con MICI, seguiti per una mediana di 27 mesi, ha mostrato che nei pazienti con rettocolite ulcerosa l’aderenza alla dieta mediterranea era associata a minore rischio di riacutizzazione, minore calprotectina fecale (proteina rilasciata dai globuli bianchi nell'intestino) e minore bisogno di corticosteroidi. Nei pazienti con Crohn il trend era simile, ma non statisticamente significativo.
Perché la dieta mediterranea è utile ma non va presentata come cura?
La dieta mediterranea è utile perché sostiene un’alimentazione completa, ma non va presentata come cura perché le prove non sono abbastanza forti per usarla da sola contro l’infiammazione. ECCO afferma che non ci sono evidenze sufficienti per raccomandarla come terapia di induzione per Crohn o rettocolite.
Questo significa che può essere una base alimentare sensata, soprattutto in remissione. Non significa però sospendere farmaci, evitare controlli o pensare che “mangiando bene” la malattia non possa riattivarsi.
Il trial DINE-CD, pubblicato su Gastroenterology nel 2021, ha confrontato dieta mediterranea e dieta specifica dei carboidrati in adulti con Crohn lieve-moderato. Entrambe hanno migliorato i sintomi, ma non sono emerse differenze rilevanti nei biomarcatori infiammatori. Questo rafforza un messaggio pratico: meglio una dieta sostenibile che una dieta molto restrittiva e difficile da mantenere.
Cosa mangiare durante una fase attiva della malattia?
Durante una fase attiva bisogna mangiare in modo più prudente, ma senza eliminare tutto. La priorità è mantenere energia, proteine, liquidi e sali minerali, soprattutto se ci sono diarrea, dolore, scarso appetito o perdita di peso.
In fase attiva molti pazienti eliminano tanti alimenti. Alcuni cibi possono peggiorare diarrea o dolore addominale, ma eliminazioni estese possono ridurre nutrienti utili alla riparazione dei tessuti. Per questo la scelta deve essere individuale.
In pratica, può essere utile preferire pasti semplici, cotture leggere, alimenti ben tollerati e porzioni più piccole. Frutta e verdura non vanno cancellate per principio: si possono scegliere forme più digeribili, come verdure cotte, frutta senza buccia, centrifugati o preparazioni morbide, se tollerate.
Le fibre vanno eliminate se si ha Crohn o rettocolite ulcerosa?
No, le fibre non vanno eliminate automaticamente. Vanno adattate alla tolleranza individuale, alla fase della malattia e alla presenza di eventuali stenosi intestinali. Le fibre possono aumentare alcuni sintomi, ma sono anche utili perché i batteri intestinali le trasformano in sostanze coinvolte nella salute della mucosa.
ECCO 2025 afferma che il ruolo della quantità e del tipo di fibre nella gestione delle MICI non è ancora del tutto chiaro. In uno studio su oltre 5.000 adulti della UK Biobank, l’assunzione di fibre nel quartile più alto era associata a un minore rischio di chirurgia dopo un follow-up medio di 11,2 anni. Però un altro studio su oltre 1.000 pazienti in remissione non ha trovato associazioni significative con il rischio di ospedalizzazione.
Il punto pratico è evitare regole assolute. Se le fibre peggiorano molto diarrea, gonfiore o dolore, si possono ridurre temporaneamente o scegliere fibre più tollerabili. In caso di stenosi, cioè restringimenti intestinali, la gestione deve essere discussa con il gastroenterologo.
Bisogna eliminare glutine, lattosio o latticini?
No, glutine, lattosio e latticini non vanno eliminati se non c’è una diagnosi o una chiara indicazione clinica. Non c’è fondamento nell’eliminazione di glutine e lattosio se non in caso di intolleranza certa e diagnosticata.
ECCO 2025 segnala che ci sono dati limitati a supporto di una dieta senza latticini nelle IBD. Nei bambini con rettocolite ulcerosa di nuova diagnosi, una dieta senza proteine del latte vaccino aggiunta alla terapia di induzione non ha aumentato la quota di remissione clinica rispetto a una dieta libera.
Eliminare latticini senza motivo può ridurre l’introito di calcio e altri nutrienti. Questo è rilevante nei pazienti che usano corticosteroidi o hanno rischio di osteopenia e osteoporosi. Se latte o latticini peggiorano i sintomi, la scelta va discussa con lo specialista.
La dieta low FODMAP serve per Crohn e rettocolite ulcerosa?
La dieta low FODMAP può aiutare alcuni sintomi funzionali, ma non è una dieta per spegnere l’infiammazione delle MICI. Secondo ECCO 2025, la dieta low FODMAP non è raccomandata per mantenere la remissione nel Crohn e non ci sono prove a supporto del suo uso per mantenere la remissione nella rettocolite ulcerosa.
Questo non significa che sia sempre inutile. Può essere valutata quando il paziente è in remissione ma continua ad avere gonfiore, dolore, meteorismo o alvo irregolare simili alla sindrome dell’intestino irritabile.
Il punto è non confondere sintomi e infiammazione. Se ci sono diarrea, dolore o sangue, prima bisogna capire se la malattia è attiva. Solo dopo si valuta una dieta mirata ai sintomi funzionali, e sempre per un periodo definito.
Probiotici, prebiotici e integratori sono utili nelle MICI?
Probiotici, prebiotici e integratori possono essere utili solo in casi selezionati. Non vanno assunti come soluzione generale. Secondo il Dott. Fiorino, alcuni probiotici hanno mostrato possibili effetti antinfiammatori, ma la maggior parte degli studi non dimostra un beneficio chiaro nelle MICI.
Per i prebiotici, le evidenze sono ancora limitate. Gli integratori invece possono essere importanti quando ci sono carenze documentate, anemia, malnutrizione o necessità specifiche. Ferro e vitamina D sono tra quelli più usati, ma devono essere prescritti o consigliati dopo valutazione clinica ed esami.
ECCO 2025 raccomanda il monitoraggio di emoglobina e stato del ferro in tutte le persone con MICI e indica controlli almeno annuali in remissione e almeno ogni 3 mesi in malattia attiva per alcuni parametri legati al ferro.
Perché il supporto nutrizionale può essere necessario?
Il supporto nutrizionale è necessario quando dieta e idratazione non bastano a coprire i bisogni del paziente. Questo può accadere nelle fasi attive, dopo perdita di peso, in caso di diarrea persistente, malnutrizione, anemia o prima di un intervento chirurgico.
Secondo ECCO 2025, malnutrizione e sarcopenia sono associate a peggiori esiti clinici nelle MICI, inclusi più ricoveri, riacutizzazioni, bisogno di chirurgia e complicanze post-operatorie. Per questo viene raccomandato uno screening nutrizionale quando c’è rischio.
Il supporto può includere supplementi nutrizionali orali, nutrizione enterale o, in casi specifici, nutrizione parenterale. Non sono scelte da fare da soli. Servono prescrizione, monitoraggio e coordinamento tra gastroenterologo, nutrizionista o dietista esperto in MICI.
Come personalizzare l’alimentazione nella vita quotidiana?
La dieta va personalizzata osservando sintomi, esami, fase di malattia, terapie, stile di vita e tolleranza individuale. Può essere utile tenere un diario alimentare con cibi assunti, orari e disturbi, soprattutto quando non è chiaro cosa peggiori i sintomi.
Il diario serve a evitare due errori comuni: dare la colpa sempre allo stesso alimento o ignorare altri fattori, come stress, quantità, cotture, velocità del pasto, sonno, ciclo mestruale o attività fisica. Anche test di intolleranza non validati andrebbero evitati senza confronto con il gastroenterologo.
Nella pratica quotidiana, salvo condizioni particolari come diabete o ipercolesterolemia, la dieta dovrebbe restare varia. Alcol, bevande stimolanti, cibi molto grassi, elaborati e ultraprocessati vanno limitati, non per forza eliminati del tutto. Per i cibi processati, una regola semplice è guardare la lista ingredienti: più è breve, meglio è.
Quali raccomandazioni pratiche seguire senza rischiare carenze?
La raccomandazione più sicura è non iniziare diete drastiche senza uno specialista. In remissione, si può puntare su dieta mediterranea, buona idratazione, proteine adeguate, frutta e verdura adattate alla tolleranza, cereali e grassi di buona qualità.
Durante le fasi attive, la priorità è evitare disidratazione e perdita di peso. Se diarrea e dolore sono importanti, si possono modificare consistenze, porzioni e quantità di fibre, ma senza eliminare gruppi alimentari interi per lunghi periodi.
Carne rossa e processata andrebbero limitate. ECCO 2025 segnala che la riduzione di carne rossa e processata può essere considerata per il mantenimento della remissione nella rettocolite ulcerosa. In uno studio prospettico su 191 soggetti con rettocolite ulcerosa quiescente, l’assunzione più alta era associata a maggiore rischio di recidiva rispetto a quella più bassa.
La decisione finale deve sempre partire dalla situazione clinica. Crohn e rettocolite ulcerosa non sono uguali per tutti: sede della malattia, stenosi, interventi chirurgici, terapie, esami e sintomi cambiano molto da persona a persona.
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Riferimenti APA
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