"Tutte le malattie iniziano nell'intestino" (Ippocrate di Kos). La disbiosi intestinale. Iniziamo a pensarci
Prima parte
Si chiama disbiosi lo squilibrio, quantitativo e qualitativo, che si produce nell'ecosistema batterico intestinale e incide sul complesso della salute generale della persona. Il colore della lingua, non sempre, consente di farsene una idea, ma la diagnosi di disbiosi va fatta ovviamente dopo una opportuna valutazione clinica ad escludere altre condizioni capaci di far diventare una lingua normalmente di colore roseo di un altro colore: bianca, giallastra, verdastra, marrone, nera.
Se si definisce che il problema è la disbiosi c’è da sapere le alterazioni batteriche intestinali possono provocare l'insorgere o il peggiorare di gonfiore addominale, stipsi cronica o diarrea, emicranie occasionali.
Oppure, senza fare niente di simile, possono peggiorare un affaticamento inspiegato, reflusso gastroesofageo, allergie, malattie infiammatorie intestinali, malattie autoimmuni, malattie neurologiche, artrite, fibromialgia.
Negli uomini, la disbiosi intestinale provoca infiammazioni alla prostata e alla vescica mentre nelle donne può causare infezioni vaginali occasionali oppure recidive di infezioni da candida e escherichia coli, sia livello vaginale che urinario.
Perché viene la disbiosi intestinale? Diete squilibrate. Uso generalizzato delle terapie antibiotiche, Aumento dello stress quotidiano. Eccessiva igiene ambientale e personale
E adesso tutti a controllare la lingua e se non è rosea parlatene con il medico.
Seconda parte
Il rapporto che esiste da microbiota intestinale e patologie infiammatorie ricorrenti dell’apparato urogenitale sia femminile che maschile è ormai consolidato da pubblicazioni scientifiche che aumentano di numero di anno in anno perché la medicina del microbiota (tecnicamente l’insieme dei microrganismi che vivono in simbiosi con il corpo umano) conosce anno dopo anno un'enorme evoluzione.
Alcune considerazioni sul microbiota umano
il microbiota umano è ormai considerato un organo essenziale del corpo umano, e il tratto gastrointestinale, che ha una superfice stimata di circa 200mq, praticamente un campo da tennis, da solo contiene oltre il 70% di tutti i microbi presenti nel corpo umano.
Quello intestinale è la parte più importante e studiata dal microbiota umano e è oggi ritenuto avere un ruolo sempre più rilevante per la salute umana non solo dell’intestino ma a livello di tutti gli altri organi e apparati che possono avere problemi microbiota-dipendenti anche se l’intestino sembra funzionare regolarmente.
Esistono dimostrazioni sperimentali e studi clinici controllati, ormai in evoluzione esponenziale, che il microbiota intestinale viene coinvolto nella regolazione dell' equilibrio di molti organi, sia a livello locale ma anche a livello sistemico, come polmoni, cervello (in particolare sono in studio la malattia di Parkinson e l’ Alzheimer) e altri organi.
Può essere prossimo il passaggio a una terapia di affiancamento alla terapia tradizionale mentre la relazione che invece esiste tra microbiota intestinale e apparato urogenitale può ritenersi ormai consolidata e i trattamenti una volta che viene dimostrata la disbiosi fanno ormai parte della pratica clinica.
Terza parte
Disbiosi intestinale e flogosi ricorrenti del basso tratto urinario
Inizio con questo articolo a parlarvi del rapporto tra disbiosi intestinale e flogosi ricorrenti del basso tratto urinario.
In questa condizione clinica, analogamente a quanto accade nelle flogosi genitali ricorrenti, la dimostrazione che esiste una correlazione tra disbiosi intestinale e patologia infiammatoria ricorrente è ampiamente dimostrata e i trattamenti consolidati.
Da tenere presente che sono in corso lavori su disbiosi intestinale e psiche, pelle, cavità orale, metabolismo, cuore ecc.
L’argomento è assai complesso e poco idoneo a un breve articolo divulgativo come questo e quindi limito l’informativa all’essenziale.
La microbiologia classica delle infezioni urinarie indica chiaramente lo stretto legame esistente fra intestino e vescica: l’85-90% delle cistiti batteriche è causato da batteri di provenienza intestinale, Escherichia Coli nel 90% di tutti i casi.
Inoltre in questi ultimi anni si è evidenziata l’esistenza nell’apparato urinario, in persone sane, di comunità microbiche, definite complessivamente “urobioma”. Questa evidenza ha scardinato la precedente dottrina che voleva che le urine di una persona sana dovessero essere per forza sterili e che la presenza di batteri fosse necessariamente associata a infezioni clinicamente sintomatiche.
In pratica si possono verificare tre differenti condizioni:
- Batteriuria asintomatica: pazienti asintomatici con urinocolture positive
- Infezione delle vie urinarie: pazienti sintomatici con urinocolture positive
- Batteriuria in bassa carica: pazienti sintomatici con urinocolture negative, ma con segni di flogosi nelle urine
Per interpretare questi tre diversi quadri clinici è necessario analizzare i fattori predisponenti e scatenanti della batteriuria e delle infezioni urinarie.
il primo requisito necessario perché si realizzi una condizione di batteriuria del basso tratto urinario, sintomatica o asintomatica, è rappresentato da un aumentato transito di enterobatteri attraverso un’alterata barriera intestinale (disbiosi).
Il secondo requisito necessario affinché queste quote batteriche raggiungano il basso tratto urinario è rappresentato da condizioni di stasi e congestione linfatica e venosa, a loro volta correlate sia alla funzione intestinale in quanto tale, sia a fattori infiammatori pelvici distrettuali extra-intestinali, come l’endometriosi.
Infine, il terzo fattore necessario affinché queste popolazioni batteriche possano “colonizzare” la vescica è rappresentato da un’insufficienza dei meccanismi di difesa di quest’organo, rappresentati dalla sua barriera mucosa.
Considerazioni conclusive
Le infezioni urinarie ricorrenti sono correlate al microbiota vescicale, a quello intestinale e alla alterazione della barriera intestinale e vescicale. Esiste un microbiota urinario correlato al microbiota intestinale, le cui alterazioni sono implicate nelle cistiti batteriche e nelle condizioni subcliniche di donne sintomatiche con urinocolture negative, ma con altri segni all' esame urine di presenza batterica in bassa carica.
Quarta parte
Asse microbioma-intestino-genitali femminili
Giunti a questo punto chi ha letto tutta l’informativa dovrebbe avere chiaro che i germi intestinali sono elementi favorenti (eubiosi) o ostacolanti (disbiosi) il nostro benessere generale.
A livello ginecologico l’asse del microbioma intestino-vagina avviene con una peculiarità unica rispetto a tutti gli altri, quella per cui la migrazione delle specie batteriche tra intestino e vagina avviene anche in maniera diretta attraverso i tessuti circostanti e questo non dipende da quanto e come vi lavate.
Detto questo è importante sapere che il microbiota vaginale è composto per il 95% da Lattobacilli, che costituiscono la cosiddetta flora Döderlein o dominante, e da una flora sottodominante, nella quale si trovano microrganismi come Gardnerella vaginalis, Candida albicans ed Escherichia coli, tutti potenzialmente patogeni ma tenuti sotto controllo dei Lattobacilli, la cui attività consiste principalmente in
- Formare una importante barriera meccanica contro l’adesione e la penetrazione degli agenti patogeni
- Limitare la crescita degli agenti patogeni, producendo sostanze antimicrobiche
- Stimolare la risposta di difesa locale.
Le due variabili più importanti che agiscono a danno dei lattobacilli sono:
1) La carenza di estrogeni tipica della menopausa non trattata o di alcuni trattamenti ormonali tra cui anche alcune pillole contraccettive in alcuni soggetti con conseguente crescita della flora vaginale sottodominante
2) La disbiosi intestinale per migrazione diretta degli stessi agenti patogeni presenti nella flora vaginale sottodominante come Candida albicans o Escherichia coli e altri
Esiste una forte interdipendenza fra il microbiota vaginale e il microbiota intestinale
I due ecosistemi dialogano fra loro e si condizionano reciprocamente anche se quello che comanda sta nell’intestino
Capito questo, un tampone vaginale positivo andrebbe valutato come la punta dell’iceberg di un’alterazione multimicrobica che riguarda tutto il microbiota vaginale e come tale va trattato.
Uno squilibrio del microbiota vaginale, come nella vaginosi batterica, può aumentare il rischio di infezioni in gravidanza (amniotiti) e infiammazioni.
Numerosi studi hanno dimostrato che il microbiota vaginale delle donne che partoriscono prematuramente è spesso caratterizzato da una disbiosi, con una diminuzione dei lactobacilli e un aumento di microrganismi patogeni. Questa disbiosi vaginale può favorire l’infiammazione cronica nel tratto riproduttivo, compromettendo la funzione delle membrane amniotiche e aumentando il rischio di rottura prematura delle membrane stesse, una delle cause più comuni del parto pretermine.
tuttavia l’esposizione del neonato al microbiota materno durante il passaggio attraverso il canale vaginale è cruciale per la formazione del suo futuro sistema immunitario.
Un microbiota vaginale sano, durante un parto naturale, contribuisce a fornire al neonato i batteri e le molecole necessarie per sviluppare un sistema immunitario efficiente. È infatti ormai noto come bambini non correttamente esposti al microbiota materno durante il parto abbiano, nel corso della vita, una maggiore vulnerabilità a patologie diverse come dismetabolismo e allergie.

