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Vivere con il DOC: Guida per pazienti che non sono “matti”

Sono il Dott. Paolo Cappellotto, neurochirurgo, psichiatra, psicologo e psicoterapeuta, e spiego che il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è un disturbo d’ansia cronico e disabilitante, caratterizzato da ossessioni e compulsioni.


Le ossessioni sono pensieri, idee, impulsi o immagini intrusive che occupano la mente, procurando forte disagio. Sono senza senso, illogiche, persistenti, assurde e disturbanti, e non fanno parte del normale modo di pensare. Possono essere ossessioni di aggressività, sessuali o religiose.


Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi, rituali assurdi, senza senso e non controllabili, come ad esempio l’igiene eccessiva o la paura di contaminarsi, che mi costringono a lavarmi le mani (la cosiddetta sindrome di Ponzio Pilato) o altre parti del corpo, a controllare continuamente le serrature di casa, a recitare preghiere o a contare incessantemente.

“Perché una persona normale comincia a mostrare queste stranezze?”

Questi sintomi, che disturbano il normale vivere quotidiano, sono una risposta all’ansia che insorge in maniera molto forte quando non riesco a completare i rituali o a cacciare dalla mente certi pensieri o azioni. Questi comportamenti offrono temporaneamente un sollievo che tiene a bada lo stato ansioso.

“Questo disturbo perché colpisce solo alcune persone?”

Non sono d’accordo con l’idea comune che riguardi solo alcuni. Se osserviamo il nostro modo di vivere la vita quotidiana, ci accorgiamo che tutti noi sviluppiamo spesso strani comportamenti, abitudini e rituali in risposta alle ansie e ai bisogni che proviamo comunemente.


Faccio un esempio semplice ma illuminante: l’uso continuo dei telefonini, che abbiamo tutti con noi, dai bambini agli anziani. Li accendiamo appena svegli, li portiamo sempre con noi e li posiamo ovunque, sul tavolo di casa o nei locali quando mangiamo, in auto, treno, bus, o mentre camminiamo per strada. Raramente capita di dimenticarli e, se succede, sentiamo una forte angoscia di separazione, talvolta disperazione, perché ci sentiamo persi.

“Allora siamo tutti oggi pazzi?”

In questo senso, sì!


Altre dipendenze, oggi molto frequenti e visibili, sono lo shopping compulsivo, l’accumulo di oggetti, il gioco d’azzardo, l’attaccamento agli schemi televisivi, la necessità angosciante di avere più soldi: tutte attività che facciamo per allentare le ansie e passare il tempo, e che però possono persistere.


Non tutte queste abitudini sono disturbi mentali, perché fanno parte dei tratti psicologici comuni, come la voglia di parlare, cercare o essere cercati, o sfogarsi per avere sollievo dalle mille insicurezze quotidiane. All’inizio producono momenti di piacere, ma spesso generano un desiderio crescente con conseguenze pesanti.


Le ossessioni e compulsioni diventano patologiche quando insorgono per evitare forti stati ansiosi o dolorosi:

“Devo sviluppare certi pensieri o fare certe azioni per calmare le mie paure o distrarmi da esse.”


Le numerose dipendenze che abbiamo tutti, nessuno escluso, non sono di per sé veri disturbi mentali, ma possono diventarlo se diventano risposte a stati ansiosi tormentosi, trasformandosi in obblighi che ci fanno sentire costretti, contro la nostra volontà, a fare o pensare cose assurde, impedendo di vivere la vita familiare, sociale e lavorativa come prima.

“Il DOC è facile da riconoscere e curare?”

No, spesso non viene subito diagnosticato. I pazienti stessi non ne parlano, si vergognano; familiari e amici lo vedono come semplici manie o bizzarrie destinate a sparire. Spesso questi disturbi sono resistenti alle terapie mediche, anche quelle appropriate. Il DOC ha anche un substrato neurobiologico nell’iperattivazione del circuito cortico-striato.


Credo però che alcune terapie siano utili e mantengano la loro efficacia:

  1. Farmaci con azione anti-ossessiva e anti-compulsiva, seppur con possibili effetti collaterali.
  2. Terapia psicoterapeutica ad indirizzo cognitivo.
  3. Terapia di esposizione e prevenzione (ERP).
  4. Mindfulness, per sviluppare attenzione e presenza mentale.

Non esiste una terapia ideale valida per tutti. Fondamentali sono una buona relazione medico-paziente, una forte motivazione a migliorarsi e non arrendersi.

Addendum

Molti celebri scrittori del passato, come Hemingway, Dostoevskij, Zola, Van Gogh, erano affetti da forti compulsioni a scrivere continuamente. Alcuni miei colleghi psichiatri — Vittorino Andreoli, Vittorio Lingiardi, Recalcati — continuano a produrre numerosi libri interessanti, con una certa ammirazione da parte mia.


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