Fibromialgia: cosa c’è da sapere?

Autore: Dott. Luca Scavino
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

La fibromialgia e una sindrome dolorosa che sta ricevendo sempre più attenzione per il crescente numero di casi diagnosticati da quando nel 1990 la comunità scientifica ha stabilito dei criteri ufficiali per la sua diagnosi. Ne abbiamo parlato con il Dott. Luca Scavino, esperto in Terapia del dolore a Torino

Di cosa si tratta precisamente?

Si tratta di una condizione clinica caratterizzata da dolore diffuso prevalentemente in sede extraMedico e paziente articolare a carattere migrante interessante bilateralmente la superficie corporea e della durata di almeno 6 mesi associata costantemente a problemi di insonnia o sonno non ristoratore.

Con frequenza variabile sono presenti invece problemi della sfera psichica come difficoltà di concentrazione, "nebbia nel cervello", deflessione del tono dell’umore e problemi riferibili al comparto addominale come colite, cistiti, stitichezza ostinata.

Colpisce maggiormente il sesso femminile con un range di età molto ampio dalla adolescenza all’inizio della terza età.

Obbligatoriamente per pensare di essere di fronte a un quadro fibromialgico si deve escludere qualsiasi altra possibilità di patologia che possa spiegare i sintomi lamentati; va da sé che i quadri dolorosi di pazienti affetti da artrite reumatoide piuttosto che altre malattie immunologiche o (per esempio) concomitanti con gravi quadri di artrosi non rientrano nel quadro di una fibromialgia. Questo perché non si riesce a rilevare nulla di patologico negli esami di laboratorio o a quelli strumentali che possa giustificare un rapporto di causa effetto con il dolore.

In che modo può essere trattata?

In riferimento a questa numerosa famiglia dei dolori cosiddetti funzionali o idiopatici, cioè dove l’indagine medica non evidenzia cause patologiche sottostanti, e di cui la sindrome fibromialgica anche se non l’unica è sicuramente la più conosciuta, l’applicazione ragionata e ragionevole dei principi teorici e terapeutici di alcune medicine complementari può portare a risultati clinici a volte sorprendenti.

Questo perché in tale ambito vengono presi in considerazione sistemi di organizzazione del vivente che per principio esulano dallo studio e osservazione della scienza medica accademica.

Tali sistemi son principalmente quello meccanico, interessante le articolazioni del nostro corpo, quello circolatorio, sulla distribuzione regionale della massa sanguigna circolante e il sistema biodinamico, sull’effetto vibrazionale che la circolazione sanguigna esercita sulle parti del nostro corpo.

Sono sistemi sempre operanti all’interno dell’organismo e che sono studiati da parecchi anni (nel caso dell’agopuntura sono qualche migliaio!) e che non danno segno di sé fino a quando siamo in benessere e la cui disfunzione non genera una patologia medica.

Disfunzione peraltro reversibile con un numero di sedute infimo (4-5) a patto che la diagnosi di disfunzione si appoggi a evidenze empiriche ragionate e coerenti, con un iter terapeutico che non prevede farmaci di sorta per la semplice ragione che essi agiscono su sistemi biologici diversi da questi.

Risultato finale per il paziente?

Di fronte a una mancanza di evidenza di patologie anche dopo scrupolosa ricerca da parte della medicina, al riscontro invece di segni clinici accomunabili in un ragionamento coerente, si può prospettare al paziente un netto miglioramento dei suoi disturbi, anche in caso sia portatore di una diagnosi di fibromialgia.

Dott. Luca Scavino
Terapia del dolore

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