Ipertrofia prostatica benigna: nuove tecniche per trattarla

Autore: Dott. Maurizio Carrino
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Editor: Jennifer Verta

L’ipertrofia prostatica benigna si palesa con disturbi della minzione in soggetti tra i 50 ed i 65 anni. Curarla è oggi possibile con varie tecniche, una di queste è il laser verde. Abbiamo intervistato il Dott. Maurizio Carrino, esperto in Urologia a Napoli

Che cos’è l’ipertrofia prostatica benigna?

L’ipertrofia prostatica benigna è l’aumento di volume della prostata, ghiandola sessuale accessoria deputata a produrre il liquido all’interno del quale nuotano gli spermatozoi. Quando questa ghiandola aumenta di volume, il paziente, in genere in età compresa tra i 50- 65 anni, avverte dei sintomi piuttosto caratteristici: voglia di urinare spesso, si alza la notte, il getto dell’urina è più lento e gli si può associare un prolungato gocciolamento post minzionale. Questi sintomi che sono di tipo irritativo o ostruttivo richiedono il ricorso ad un’attenta valutazione urologica, che viene effettuata mediante una visita clinica, un’ecografia della vescica e del residuo minzionale, cioè quello che resta dopo la minzione, una misurazione del PSA ed una flussometria. Con queste semplici indagini non invasive è possibile effettuare un check completo della funzione prostatica. Si tenga presente che è una malattia molto, molto diffusa e la prima causa di ricorso all’urologo nei soggetti tra i 50 ed i 65 anni.

Quali sono le cause dell’ipertrofia prostatica benigna?

Le cause non sono ancora note. Esistono varie teorie, una delle teoria più accreditata è quella dello squilibrio ormonale tra testosterone ed estradiolo, l’ormone maschile e l’ormone femminile che in quella fascia d’età incominciano a squilibrarsi come valori. Esistono anche altre teorie, per esempio i processi infiammatori cronici potrebbero indurre una crescita ghiandolare, ma una precisa identificazione delle cause dell’ipertrofia prostatica benigna non è stata ancora definita. Tuttavia è possibile prevenire l’incremento del volume ghiandolare rapido mediante modifiche degli stili di vita. Per esempio evitando la vita sedentaria, le alterazioni del ritmo dell’attività sessuale, intendo sia in difetto, sia in eccesso, favorendo l’uso di cibi che sono utili per la prostata come gli antiossidanti ed evitando altri cibi che sono particolarmente irritativi come il pepe, salse e formaggi piccanti, la birra che possono aumentare la sintomatologia da irritazione.

Come si cura l’ipertrofia prostatica benigna?

Il primo step terapeutico è la terapia farmacologica con farmaci che migliorano lo svuotamento vescicale e sono noti come alfa-litici e favoriscono la minzione, determinando un aumento del diametro del collo della vescica, quindi diventa più facile per il paziente svuotarla. Altri terapie farmacologiche riducono il volume prostatico e sono efficaci in prostate di volume più elevato e poi ci sono tutti i fitofarmaci che prima venivano considerati quasi delle aggiunte terapeutiche ed oggi hanno una loro dignità scientifica soprattutto nel controllare la fase congestizio infiammatoria della crescita ghiandolare. Quando le terapie mediche non funzionano allora bisogna ricorrere alle terapie endoscopiche o chirurgiche. Le terapie chirurgiche che sono ormai diventate veramente rarissime, si dà prevalenza alla terapia endoscopica nota come resezione transuretrale della prostata o TURP. Oggi l’utilizzo di energie particolari, mi riferisco soprattutto al laser verde ha totalmente sconvolto le dinamiche terapeutiche consentendo una vaporizzazione completa dell’adenoma prostatico con una degenza minima. Il paziente viene dimessi in prima giornata senza il catetere. In effetti il laser verde trasforma il tessuto prostatico in vapore quindi si ottiene un’immediata disostruzione. Non avendo si sanguinamento intraoperatorio è possibile effettuarlo anche in pazienti cardiopatici, anche in pazienti in condizioni generali ed anestesiologiche non molto favorevoli all’intervento e soprattutto in tutti i pazienti che richiedono una ripresa rapida dell’attività lavorativa e dell’inserimento sociale. Esistono anche altri tipi di laser come all’olmio o al tulio che consentono di riprodurre per via endoscopica, cioè senza incisioni, lo stesso intervento che anni fa facevamo chirurgicamente, cioè l’asportazione completa della ghiandola adenomatosa e questi sono un po’ più invasivi, ma comunque il paziente viene dimesso in 24-48 ore.

Una nuova tecnica: il laser verde

Il laser verde, che cos’è? È un particolare tipo di energia che consente di vaporizzare la ghiandola prostatica. I pro sono numerosi, soprattutto la mininvasiva della tecnica, in effetti veniva considerato un contro la scarsa possibilità di ottenere una istologia ghiandolare. Oggi esistono tecniche di vaporesezione con il laser verde che consentono laddove necessario anche di ottenere dei frammenti di tessuto per l’esame istologico. La grande rivoluzione è davvero la mininvasività con un recupero immediato della funzione.

Dott. Maurizio Carrino
Urologia

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