L’artrite reumatoide: una malattia che si può affrontare

Autore: Prof. Vincenzo Bruzzese
Pubblicato:
Editor: Top Doctors®

L’artrite reumatoide è una malattia cronica, che può portare all’invalidità di chi ne è colpito. Ma le moderne tecniche permettono di diagnosticarla e trattarla per tempo: oggi i pazienti possono vivere una vita quasi del tutto normale. Ne parla il Prof. Vincenzo Bruzzese, esperto in Reumatologia a Roma

Cos’è l'artrite reumatoide e quali sono le sue cause?

L'artrite reumatoide è una malattia cronica infiammatoria e autoimmune, che coinvolge le articolazioni con un processo iniziale di infiammazione del tessuto connettivo che ricopre l’interno della capsula articolare e la parte articolare dell’osso. Successivamente, la patologia si estende fino alla cartilagine articolare e all’osso subcondrale.

Le cause della malattia sono sconosciute. È verosimile che vi sia prima di tutto una base di predisposizione genetica, ma che oltre a questa anche una causa ambientale possa innescare un processo autoimmunitario e determinare la patologia. Nel tempo sono state studiate e ipotizzate varie cause patogene ambientali: infezioni, abitudine al fumo, cattiva alimentazione con disbiosi intestinale (ovvero uno squilibrio della flora batterica).

Sicuramente il fumo determina uno sviluppo più grave dell’artrite reumatoide, e con maggiori complicazioni. In alcuni casi, sembra essere proprio la causa del determinismo della malattia.

Il disturbo si caratterizza per la presenza in circolo di anticorpi specifici, quali il fattore reumatoide e l'anticorpo anticitrullina: per tale motivo la natura dell’artrite reumatoide è autoimmunitaria. Più rari sono i casi sieronegativi, in cui questi anticorpi sono assenti.

Chi colpisce?

La malattia può colpire qualsiasi età, anche se è prevalente nei giovani e negli adulti, dai 30 ai 50 anni. Colpisce prevalentemente le donne, con un rapporto 3 a 1; in effetti, tutte le malattie autoimmuni reumatologiche colpiscono più le donne con una prevalenza anche molto alta. La causa di questa prevalenza non è del tutto chiara, anche se è accertato che gli ormoni sessuali femminili (estrogeni) stimolano il sistema immunitario a produrre molecole infiammatorie (citochine) che determinano l’infiammazione articolare.

Si può prevenire?

L'artrite reumatoide non si può prevenire. Tuttavia, in persone con familiarità per la malattia, può essere consigliato di migliorare il proprio stile di vita; più in particolare, è necessario abolire il fumo e adottare una dieta equilibrata per evitare l’obesità. Questo cambiamento nello stile di vita potrebbe prevenire o ritardare l'eventuale insorgenza della malattia.

Può inoltre essere utile effettuare il dosaggio dell’anticorpo anticitrullina, il quale può essere presente anche molti anni prima dell’inizio dell’artrite reumatoide e indicare quindi una predisposizione allo sviluppo della malattia.

Quali sono i sintomi?

L'artrite reumatoide coinvolge soprattutto le piccole articolazioni delle mani e dei piedi, i polsi, le caviglie e le grandi articolazioni quali le ginocchia; possono essere interessate in misura minore le articolazioni scapolo-omerali, le anche e i gomiti. Più raramente è colpita la colonna cervicale, con una sublussazione dell’atlante e dell'articolazione temporo-mandibolare.

L'inizio può essere subdolo, più raramente acuto. Il rigonfiamento delle dita delle mani, che assumono un aspetto affusolato, il dolore e la rigidità sperimentati soprattutto al mattino sono i sintomi più frequenti di esordio della malattia; quest’ultima può comunque interessare anche più giunture contemporaneamente. Le articolazioni appaiono tumefatte, calde e dolenti. A livello delle mani, la tumefazione coinvolge le articolazioni interfalangee prossimali, risparmiando quelle distali. Con il passare del tempo, se non adeguatamente trattata, la malattia può portare a progressivo danno articolare con erosioni, distruzione articolare e tipiche deformità. La disabilità è in questo caso un evento ineludibile.

La malattia si accompagna anche a sintomi aspecifici quali debolezza, febbricola e un senso di malessere generale. Il coinvolgimento di altri organi e apparati non è frequente, ma un interessamento cutaneo, con la comparsa di noduli, e polmonare, con un'interstiziopatia, sono eventi non del tutto rari.

Quali sono le procedure diagnostiche?

La diagnosi è fondamentalmente clinica e si basa sui sintomi sopra descritti. È importante riconoscere alcuni “sintomi di allarme” per fare una diagnosi il più precoce possibile. Questi sono il dolore e la tumefazione delle piccole articolazioni delle mani della durata di più di 6 settimane e la rigidità articolare al mattino per più di un'ora.

In questi casi si devono effettuare subito delle analisi emato-chimiche per misurare gli indici di infiammazione quali la VES (velocità di eritrosedimentazione), la PCR (proteina C reattiva), gli anticorpi anticitrullina e il fattore reumatoide.

Le successive procedure diagnostiche, quando il sospetto di malattia è consistente, sono rappresentate da una radiografia delle articolazioni interessate, un’ecografia articolare ed eventualmente una risonanza magnetica articolare. Il fine di queste indagini diagnostiche strumentali è quello di valutare il grado di attività dell’artrite reumatoide e l'eventuale presenza di erosioni articolari.

Prima avviene la diagnosi e si inizia una terapia specifica, più alte sono le possibilità di curare la malattia e di prevenire la disabilità. In generale la diagnosi dovrebbe essere fatta entro 3-6 mesi dall'inizio dei sintomi, per poter sfruttare al massimo l'azione dei farmaci.

Quali farmaci si usano?

Abbiamo attualmente a disposizione farmaci molto attivi nella cura della malattia. Innanzitutto, il corticosteroide rappresenta una terapia di attacco per spegnere rapidamente l’infiammazione articolare e controllare il dolore; vi sono inoltre farmaci immunosoppressori e i cosiddetti farmaci biotecnologici che vanno ad incidere direttamente sui meccanismi patogenetici della malattia.

Più recentemente si sono affacciate nel panorama terapeutico altre molecole con caratteristiche differenti dai farmaci biotecnologici. Si tratta di farmaci non biologici, appartenenti alla classe delle small molecule, che vanno a inibire l’azione di alcuni enzimi denominati “Janus chinasi”, responsabili dell’attivazione delle citochine infiammatorie.

Possiamo affermare che l’artrite reumatoide, pur essendo una malattia cronica che non guarisce, può essere ai nostri giorni adeguatamente curata, tanto da far trascorrere alla persona malata una vita praticamente normale. Una diagnosi molto precoce e una terapia farmacologica adeguata sono condizioni imprescindibili per ottenere questo risultato.

Prof. Vincenzo Bruzzese
Reumatologia

Vedi il profilo

Valutazione generale del paziente


Utilizziamo cookies propri e di terzi per offrire una miglior esperienza e un miglior servizio. Utilizzando questo sito ne accetta l'uso. Continuare Politica dei cookies