L’epatite virale cronica: una malattia silenziosa!

Autore: Dott. Renato Marin
Pubblicato:
Editor: Cecilia Ghidotti

L’epatite virale cronica è molto diffusa in Italia, tanto tra gli adulti quanto tra i bambini, ma essendo una patologia silenziosa risulta difficile da identificare. Il Dott. Renato Marin, espero in Gastroenterologia a Venezia, approfondisce con noi il tema

Epatite virale cronica: definizione e sintomatologia

Si tratta di un processo infiammatorio cronico del fegato persistente da almeno sei mesi. In genere si tratta dell’esito di una forma acuta che non si è risolta, caratterizzata dalla persistenza nel tempo di necrosi epatocita ria e di infiammazione. I virus responsabili di questa patologia sono essenzialmente il B ed il C in quanto il virus A non cronicizza mai.

Nella maggior parte dei casi l’epatite cronica non dà sintomi. Da un’accurata anamnesi potrebbero derivare un periodo di astenia, malessere generale, disturbi dispeptici. Importante, specie per l’epatite C, sarà capire se il paziente, specie se di una certa età, abbia ricevuto emotrasfusioni, se abbia avuto ricoveri ospedalieri prolungati, se abbia fatto uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa o se abbia praticato tatuaggi o applicazione di piercing in ambienti non sicuramente sterili.  

Come scoprire se ho l’epatite virale cronica?

Il più delle volte, proprio per la sua asintomaticità, la malattia viene scoperta incidentalmente a seguito di prelievi ematici eseguiti per indagini di routine, in occasione di ricoveri ospedalieri o di accessi al Pronto Soccorso; in particolari popolazioni la diagnosi viene posta a seguito di screening effettuati presso i SERD o in ambiente carcerario. L’alterazione delle transaminasi, può essere la prima spia per cui si procederà alla ricerca dell’anticorpo anti-HCV e, se reattivo, dell’HCV-RNA per il virus C, dell’HBsAg ed eventualmente degli altri marcatori “di memoria” e dell’HBV-DNA per il virus B. Indagini di 2° livello sono l’ecografia dell’addome superiore e, soprattutto a fini terapeutici, l’elastometria epatica (Fibroscan) che ha pressoché sostituito l’epato-biopsia. L’esame obiettivo aiuta assai poco perché il più delle volte, a meno che non si sia già a livello di cirrosi, il fegato non risulta nemmeno apprezzabile alla palpazione.                            

La cura e la prevenzione

Per l’epatite B la terapia è a tutt’oggi prevalentemente di tipo “soppressivo” ossia può tenere bloccata l’attività del virus senza eliminarlo mentre per la C, dopo tanti anni di sofferenza per i pazienti con le terapie basate sull’Interferone, oggi sono disponibili i cosiddetti antivirali ad azione diretta (DAA) che, assunti per bocca, permettono di eradicare il virus in sole 12 o addirittura 8 settimane di terapia, senza alcun effetto collaterale ed in poco meno del 100% dei casi.  

Per l’epatite B ormai da molti anni è disponibile il vaccino mentre la C non dovrebbe più esser causata da pratiche trasfusionali ed una corretta educazione, anche nella coorte dei tossicodipendenti, potrebbe risultare efficace. 

Epatite virale cronica, una patologia contagiosa?

Il contagio dell’infezione da HCV avviene principalmente per via parenterale, cioè attraverso il sangue, e molto meno frequentemente per via sessuale. È irrilevante la percentuale di trasmissione da madre a figlio. Nel 20% dei casi la causa di trasmissione rimane comunque ancora sconosciuta. Per quando riguarda la trasmissione sessuale, il virus dell’epatite B rimane ancora contagioso con frequenza di gran lunga superiore a quella del virus dell'epatite C specie in soggetti di età matura non vaccinati.

Dott. Renato Marin
Gastroenterologia

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