La cisti sacrococcigea e il trattamento mininvasivo

Autore: Dott. Riccardo Bertolini
Pubblicato:
Editor: Valentina Rubino

La cisti sacrococcigea è una malattia prevalentemente dermatologica nella fase iniziale. Può essere “tenuta a bada”, almeno all’inizio, grazie a un’accurata pulizia della zona e priva di peli. Nel caso in cui questa prevenzione non bastasse, sarà però necessario ricorrere alla chirurgia. Il Dott. Riccardo Bertolini, esperto in Chirurgia Generale, ci spiega di cosa si tratta nel dettaglio

Che cos’è è una cisti pilonidale?

Per cisti pilonidale, denominata anche cisti sacrococcigea, in quanto insorge nella regione anatomica in prossimità dell’osso sacro e del coccige, si intende una formazione cistica che spesso contiene peli, da qui il nome di Cisti Pilonidalis.

Le cause che determinano l’insorgenza di una cisti sono state ipotizzate essere: lo sfregamento continuo dei margini della cute del solco intergluteo e la presenza importante di peli (irsutismo).

Generalmente la cisti si manifesta come una piccola tumefazione, fastidiosa, in corrispondenza del coccige o poco al di sopra di esso. La vicinanza con l’ano ne determina facilmente l’infezione con conseguente formazione di un ascesso (raccolta di pus) che facendosi strada attraverso il tessuto adiposo, si svuota all’esterno determinando la formazione di una fistola.

Il paziente si rivolge spesso al proctologo ipotizzando una patologia anale. È sufficiente una visita, senza particolari apparecchiature, per poter diagnosticare la presenza di una cisti e/o fistola sacrococcigea.

Frequentemente questa patologia interessa i soggetti maschi anche in giovane età ma può interessare anche le donne, soprattutto se dotate di peluria abbondante.

Quando è necessario sottoporsi all’intervento chirurgico?

L’intervento chirurgico, unico trattamento efficace e risolutivo, si rende consigliabile prima dell’insorgenza di un ascesso, evenienza molto frequente; diventa invece non rimandabile una volta che l’ascesso e la conseguente fistola si siano formati.

Il trattamento mininvasivo, di recente introduzione, consiste, contrariamente alla vecchia tecnica utilizzata fino a qualche anno fa, nel praticare due piccoli fori in corrispondenza della cisti e/o fistola, e tramite questi asportare il contenuto della cisti, responsabile della patologia.

L’intervento dura pochi minuti, in anestesia locale, senza grossi fastidi per il paziente.

Quali sono i vantaggi della tecnica mininvasiva rispetto a quella tradizionale?

Questa tecnica innovativa, rappresenta un enorme passo avanti nel trattamento di questa patologia molto fastidiosa per il paziente, in quanto consente al soggetto operato, di riprendere, già dopo alcuni giorni, la propria attività lavorativa senza la necessità di lunghe e fastidiose medicazioni. Infine, fino ad oggi non vi sono modi accertati per poter prevenire l’insorgenza di una cisti sacrococcigea.

Dott. Riccardo Bertolini
Chirurgia generale

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