Nuovi approcci terapeutici per il dolore neuropatico

Autore: Top Doctors®
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

In generale, il dolore è un utile meccanismo adattativo, un fattore che ci protegge, non un nemico. A volte, però, questo meccanismo fallisce. Il nostro esperto in Terapia del Dolore ci parla dei nuovi trattamenti per il dolore neuropatico

Che cos’è il dolore neuropatico?

Circa il 40% delle persone con lesioni del midollo spinale sviluppano dolore neuropatico, un dolore che presenta una varietà di sintomi e può essere percepito come una sensazione di bruciore, persistente o fastidioso, sgradevole, spesso situato in zone del corpo che non possiedono più il controllo motorio o la sensibilità.
Il dolore neuropatico può avere un’intensità moderata o grave e può interferire con le attività quotidiane e la funzionalità dell’organismo, includendo l’alterazione del sonno, ansia e depressione. I suoi sintomi sono persistenti nel tempo e possono ripercuotersi nel benessere psicologico e la qualità della vita di chi ne soffre.

Come viene gestito il dolore neuropatico?

Anche se sono stati compiuti progressi nella comprensione dei meccanismi neurofisiologici coinvolti nell’insorgenza del dolore e nello sviluppo di nuovi trattamenti farmacologici, la corretta gestione del dolore neuropatico rimane un problema attuale. Esistono diversi trattamenti farmacologici disponibili, ma è difficile conseguire il totale controllo del dolore e raramente è possibile eliminarlo definitivamente, dato che l’obiettivo delle cure è quello di ridurlo e renderlo più tollerabile. Sono stati pubblicati diversi studi che affermano che i farmaci disponibili solo garantiscono la riduzione del 50% del dolore e solamente a un terzo dei pazienti con lesioni del midollo spinale e dolore neuropatico.
La letteratura scientifica studia da anni la reazione del sistema nervoso dopo una lesione e la difficoltà nella gestione di questo tipo di dolore può essere correlato, in parte, ad una mancanza di conoscenza su come il sistema nervoso reagisce dopo un infortunio. Gli studi effettuati sulle terapie utili ad alleviare il dolore mediante anestetici locali o interventi chirurgici spinali e periferici mostrano infatti risultati poco consistenti e relativamente povero. Tutto ciò fa pensare che possano esistere meccanismi cerebrali con un ruolo rilevante nel dolore neuropatico. 

Quali sono le cause del dolore neuropatico?

Il dolore neuropatico si manifesta principalmente a causa di un danno al sistema nervoso che ne provoca il malfunzionamento ed è un processo dinamico che non può essere spiegato con una sola teoria o meccanismo. Negli ultimi dieci anni, numerosi studi spiegano che a seguito di una lesione del midollo spinale si verificano cambiamenti plastici significativi non solo a livello del midollo spinale ma anche del cervello. Il danno neuronale iniziale è solo principio di una serie di cambiamenti fisiologici e biochimici causati dal danno ischemico o traumatico del midollo che si riproduce e si amplifica in tutti i livelli del sistema nervoso fino a raggiungere il cervello.

Come vengono ricevuti gli stimoli dal cervello?

Il cervello è l'organo più importante del sistema nervoso centrale. Gli stimoli sensoriali corrispondenti al tatto, alla pressione, al dolore o alla temperatura che si verificano sulla superficie del corpo o all'interno del corpo devono compiere un lungo percorso per essere percepiti. I recettori che rilevano gli stimoli (sotto la pelle e distribuiti tutto il corpo) generano un impulsi nervosi che vengono trasmessi attraverso le fibre nervose al midollo spinale al cervello. Tutti i segnali provenienti dai recettori sensoriali di tutto il corpo raggiungono una determinata area di corteccia cerebrale, dove vengono elaborati e sensibilizzati.
Dopo una lesione del midollo spinale completa o un’amputazione, il cervello smette di ricevere segnali dai recettori sensoriali di quell’area del corpo. In seguito, i campi recettivi di altre zone del nostro organismo iniziano ad invadere l’area ormai vuota, corrispondente all’arto mancante o lesionato. Il cervello quindi non rimarrà con aree “vuote”, ma si organizzerà per poter mantenere la sua funzionalità. Questa capacità del cervello è chiamata “plasticità” ed è una caratteristica spontanea, non una condizione nervosa occasionale.
La capacità cerebrale di riorganizzarsi è stata dimostrata attraverso tecniche di neuroimaging e può essere spiegata con la presenza di sensazioni fantasma a seguito di un’amputazione di una lesione midollare.

Tecniche di neuromodulazione per il dolore neuropatico

Dato che questa capacità di riorganizzarsi non sempre apporta benefici al nostro organismo (es. arto fantasma), gli esperti hanno deciso di valutare gli effetti che la neuromodulazione può avere su pazienti che soffrono di dolore neuropatico. A seguito di numerose analisi è stato possibile constatare come l’utilizzo di tecniche visive (es. posizionare un paziente con un arto amputato di fronte ad uno specchio in modo che il cervello possa riconoscere la mancanza dell’arto) sia in grado di influenzare, se non addirittura invertire, l’eventuale riorganizzazione cerebrale anomala che avviene a seguito di una lesione midollare, attenuando la sensazione di dolore.
In questo stesso studio, è stata valutata anche l’efficacia tecniche non invasive di stimolazione elettrica in particolare stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS). La tDCS è una procedura indolore e non invasiva, che prevede l’applicazione di una leggera corrente elettrica al cuoio capelluto utilizzando due elettrodi rivestiti con una spugna. L'esatto meccanismo di tDCS non è chiaro, ma gli studi hanno dimostrato che cambia il livello di eccitabilità in un gruppo di aree del cervello legate all’elaborazione del dolore. Questa tecnica è stata utilizzata nel trattamento di molte sindromi dolorose, come il dolore neuropatico a seguito di lesioni midollari, fibromialgia, dolore a seguito di un ictus, nevralgia del trigemino e la Sindrome Dolorosa Regionale Complessa (in inglese Complex Regional Pain Syndrome - CRPS).

Quali sono i vantaggi della tDCS?

Il vantaggio principale del trattamento è la riduzione del dolore, ma molti pazienti hanno sperimentato anche benefici secondari quali: miglioramento del sonno e dell’umore, possibilità di eseguire attività quotidiane che prima era impossibile portare a termine a causa del dolore e riduzione di farmaci antidolorifici. Secondo la nostra esperienza, il 66-70% dei pazienti sottoposti a tDCS risponde positivamente alla terapia. In breve, questa tecnica:

  • È mininvasiva e indolore
  • Non presenta effetti collaterali gravi
  • Ha un effetto cumulativo, cioè ripetendo le sedute in più giorni consecutivi, si avrà un effetto maggiore
  • I risultati sono di lunga durata. Purtroppo, gli effetti della tDCS non sono permanenti e sarà necessario ripetere il trattamento (la periodicità varia a seconda del paziente), ma il paziente non tornerà mai a sperimentare il dolore che provava prima di iniziare il trattamento
  • Non porta ad una desensibilizzazione come avviene invece per alcuni antidolorifici

Terapie visive e tDCS: quali risultati offrono?

I risultati del nostro studio hanno mostrato che se applichiamo entrambe le tecniche (illusione ottica e tDCS) in combinazione, è possibile ridurre in modo significativo l'intensità del dolore e l'interferenza del dolore nelle attività della vita quotidiana. Di conseguenza, queste due tecniche di neuromodulazione sono utili alternative per orientare la plasticità cerebrale a scopo terapeutico.

 Redazione di Topdoctors

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Terapia del dolore


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