Piede piatto: non solo un gioco da bambini!

Autore: Dott. Giuseppe Restuccia
Pubblicato:
Editor: Cecilia Ghidotti

Siamo tanto abituati a camminare con scarpe su superfici piane che gli antropologi individuano nel piede piatto il prossimo tassello dell’evoluzione dell’uomo. Di fatti, nonostante si manifesti per il 90% dei casi nei bambini, il piede piatto può insorgere anche nell’adulto. L’ortopedico ci aiuterà a scegliere il miglior percorso per lasciarci il nostro “piattume”

 

Definizione e cause del piede piatto

 

Il piede piatto è una malformazione caratterizzata dall’appiattimento della volta plantare. Nella maggior parte dei casi questa malformazione si presente con una rotazione interna (pronazione o valgismo) del retropiede e con una rotazione esterna (supinazione) dell’avampiede che provocano la scomparsa della volta e la caduta dell’arco longitudinale interno. Nelle forme piò gravi si può notare anche un’abduzione (flessione verso l’esterno dell’avampiede)

Le cause del piede piatto possono essere congenite (se presente fin da bambino) o può comparire come conseguenza di un trauma, di una disfunzione o di una patologia.

 

L’anatomia del piede piatto

 

Nell’adulto, comunemente, il piede piatto si caratterizza per una caduta dell’astragalo (primo osso del piede posizionato sopra il calcagno e che unisce lo scheletro del piede alla gamba). L’astragalo scivolerebbe verso il basso e internamente trascinando con sé tutte le ossa del piede e costringendo il calcagno a ruotare internamente.

Questa modifica strutturale del piede farà sì che il piede perderà la sua normale volta longitudinale presentandosi appiattito ed il tallone si presenterà deviato verso l’interno.

Il piede piatto spesso è asintomatico e può non dare dolore anche per tutto l’arcodella vita. Quando, però, per vari motivi si alterano i meccanismi di compenso del piede può presentarsi la sintomatologia dolorosa.

Nelle fasi iniziali il dolore è spesso localizzato nella parte interna del piede e della caviglia a causa dell’infiammazione del tendine tibiale posteriore che sostiene la volta del piede. Questo tendine può andare incontro ad una progressiva degenerazione fino alla sua completa rottura. La disfunzione di questo tendine parteciperà pertanto alla caduta della volta longitudinale del piede ed alla comparsa del piede piatto.

 

Il trattamento: dal plantare alla chirurgia

 

Nelle fasi iniziali della malformazione, il piede piatto risulterà ancora correggibile quindi sollevandosi sulle punte o correggendo manualmente la deformità si vedrà la scomparsa delle malformazioni. Nelle forme più gravi ed avanzate il piede svilupperà una degenerazione articolare diffusa e pertanto oltre ad aumentare la sintomatologia dolorosa la deformità non sarà più correggibile.

Nella maggior parte dei casi il piede piatto dell’adulto può essere trattato mediante l’utilizzo di plantari o idonee ortesi ortopediche, a prescindere dalla causa scatenante, in modo che la volta del piede assuma una forma normale. Grazie a questo accorgimento i tendini e l’articolazione non subiscono le tensioni che hanno portato alla degenerazione, arrestandola. Inoltre, a trarre beneficio dai plantari è anche l’intera postura del paziente. Nel caso di piede piatto artrosico l’ortopedico prescriverà un ciclo di fisioterapia e l’assunzione di condroprotettori, per arrestare la degenerazione della cartilagine del piede.

In alcuni pazienti, dove il trattamento conservativo con tali presidi non abbia sortito alcun beneficio, può essere indicato un intervento chirurgico. L'ortopedico può prendere in considerazione diverse opzioni a seconda dello stadio della deformità e delle richieste funzionali del paziente. Queste procedure possono includere:

  • Allungamenti o transfer tendinei;
  • Osteotomie per riallineare i segmenti ossei e correggere in tal modo le deformità associate;
  • Artrodesi, ossia la fusione di alcune articolazioni (negli stadi più avanzati associati a rigidità e artropatie);
  • intervento di sostituzione protesica, nei rari casi in cui vi sia un interessamento dell'articolazione della caviglia con un'artropatia di grado severo.

A seconda del trattamento indicato, i tempi di recupero post-operatori possono essere molto variabili. Si prevede un periodo iniziale di astensione dal carico che va dalle 4 alle 6 settimane ed un recupero completo variabile dalle 8 alle 12 settimane.

Dott. Giuseppe Restuccia
Ortopedia e Traumatologia

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