Sindrome del Colon Irritabile: tutti gli strumenti per affrontarla

Autore: Dott. Luca Covotta
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Editor: Jennifer Verta

La sindrome del colon irritabile è un disturbo funzionale dall’origine non chiara che determina un importante sintomatologia addominale con ripercussione sulla qualità della vita del paziente. Il Dott. Luca Covotta, esperto in Chirurgia Generale a Mirabella Eclano, ci indica l’approccio ideale per convivere con la patologia

Che cos’è la sindrome del colon irritabile?

La sindrome del colon irritabile è il disturbo più frequente tra le malattie dell’apparato digestivo. La fascia demografica che più ne è affetta è quella tra i 20 ed i 50 anni e ne soffrono in maniera nettamente superiore le donne rispetto agli uomini. La sintomatologia classica del colon irritabile associa dolore e gonfiore all’addome ad irregolarità intestinale. La patologia si può presentare infatti tanto con stitichezza, diarrea o un’alternanza delle due.

Quali sono le cause della sindrome del colon irritabile?

La causa della malattia non è ancora stata chiarita, anche se sono stati individuati tre possibili fattori fondamentali: ovvero un’alterazione della flora batterica dell’intestino con uno squilibrio tra batteri cosiddetti “cattivi” e batteri “buoni” (disbiosi); disturbi psicologici, molto spesso questi pazienti hanno un profilo emotivo ansioso-depressivo ed una ridotta attività fisica. È stato infatti provato che nei soggetti affetti da disturbi ossessivi, ansia o depressione, in presenza di stimoli esterni, la produzione di neurotrasmettitori che hanno effetti sulla mucosa e sulla sensibilità dell’intestino è maggiore. Questi neurotrasmettitori sono anche i responsabili dell’andamento ridotto (stitichezza) o accelerato (diarrea) delle funzioni dell’alvo e sono altamente dipendenti da ogni stimolo chimico o motorio. Da qui spiegato perché i pazienti affetti da questo disturbo lamentano un aumentato del dolore o più sensibilità ad ogni stimolo. Molto probabilmente queste alterazioni motorie inducono uno squilibrio nella crescita batterica andando a favorire lo sviluppo dei batteri iperfermentanti che ostacolano la crescita dei batteri che ci aiutano a digerire.

Come avviene la diagnosi della sindrome del colon irritabile?

Secondo le linee guida della Società di Gatroenterologia, si può parlare di colite spastica quando la sintomatologia dolorosa all’addome si presenta per almeno 3 giorni al mese per tre mesi di fila, con la comparsa dei primi sintomi nei sei mesi precedenti. I sintomi sopracitati devono inoltre essere associati ad un leggero sollievo durante l’evacuazione, modifiche dell’alvo e delle feci. In generale, è bene rivolgersi ad uno specialista quando si notano i primi cambi delle abitudini intestinali, dolori addominali notturni, sanguinamenti e perdita di peso ingiustificata.

Come viene trattato il colon irritabile?

Non essendo stata individuata la causa certa della patologia, gli specialisti basano il trattamento su un supporto piscologico coadiuvato da una terapia farmacologica orientata a favorire lo sviluppo dei batteri “buoni”. In prima battura è infatti cruciale tranquillizzare il paziente circa la natura benigna del disturbo. Il colon non è infatti assolutamente affetto da alterazioni organiche. È inoltre necessario mantenere una buona forma fisica con attività aerobica. È infatti dimostrato come la muscolatura scheletrica coordini anche quella viscerale.

L’importanza della dieta

Anche l’alimentazione deve subire modifiche sostanziali. In particolare, risulta fondamentale imparare a conoscere le caratteristiche delle fibre e quali alimenti possono creare fastidi all’apparato digerente durante la loro fermentazione. L’assunzione raccomandata dagli esperti di fibre è di 30 g al giorno, di cui tre quarti dovrebbero essere fibre solubili/digeribili, mentre il resto fibre insolubili. Secondo molte ricerche sarebbe inoltre estremamente beneficioso eliminare dalla dieta per otto settimane tutti quei carboidrati che una volta giunti nell’intestino assorbono l’acqua iniziando un processo di fermentazione che causa il gonfiore ed il dolore addominale. Andrebbero dunque eliminati:

  • Il miele e la frutta contenente fruttosio
  • Tutti i derivati del latte
  • I carboidrati e i vegetali che contengono fruttani e galattani (pane, pasta, aglio, cavoli, broccoli, zucche, funghi, carciofi, soia e legumi etc.)
  • Tutti i dolcificanti artificiali che si trovano in dolci industriali, yougurt, caramelle etc.

Solo al termine del periodo di prova si potranno rintrodurre gradualmente gli alimenti, avendo cura di fare attenzione alle quantità assunte degli stessi.

Dott. Luca Covotta
Chirurgia generale

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