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Steatosi epatica e steatoepatite: facciamo chiarezza

La steatosi epatica (conosciuta anche come malattia del fegato grasso) si caratterizza per l’accumulo eccessivo di grasso nel fegato: una patologia che nel corso degli ultimi anni è diventata sempre più comune, insieme all’aumento dei casi di malattie metaboliche e obesità. Approfondiamo l’argomento insieme al Dott. Mauro Viganò, specialista in Gastroenterologia ed Epatologia

Quali sono i fattori di rischio associati alla steatosi epatica e steatoepatite?

La steatosi epatica e la steatoepatite di solito sono associate a diversi fattori di rischio, tra cui:

  • Diabete di tipo 2: è un fattore di rischio importante, anche perché l'insulino-resistenza (comune nel diabete di tipo 2) può favorire l'accumulo di grasso addominale periviscerale e anche nel fegato.
  • Sindrome metabolica: caratterizzata dalla combinazione di alti livelli di zucchero nel sangue, obesità addominale, alti livelli di colesterolo o trigliceridi e pressione arteriosa elevata.
  • Obesità e sovrappeso: l'accumulo di grasso nel fegato è direttamente correlato a condizioni di obesità o sovrappeso.

Quali sono i segni e sintomi di questa patologia spesso silente?

La steatosi epatica e la steatoepatite spesso sono asintomatiche nelle fasi iniziali, tant’è che si possono rilevare solo mediante un'ecografia, gli esami del sangue o una biopsia epatica. In altri casi, invece, queste patologie possono presentare dei sintomi aspecifici:

  • Dolore o fastidio nel quadrante addominale superiore destro;
  • Affaticamento: mancanza di energie e sensazione di stanchezza persistente;
  • Digestione lunga e laboriosa.

 

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In quali condizioni si manifesta una progressione verso l'epatocarcinoma e lo scompenso epatico?

L’epatocarcinoma e lo scompenso epatico sono condizioni che possono verificarsi in caso di steatoepatite non riconosciuta o trattata, che è evoluta in cirrosi.

L’epatocarcinoma è il tumore primitivo del fegato più comune, che insorge in caso di epatopatia avanzata. I danni al fegato e l’infiammazione cronica causati dalla steatopatite possono infatti favorire la produzione di fibrosi epatica e la formazione di cellule tumorali maligne. È però importante precisare che non tutte le persone con steatoepatite sviluppano l'epatocarcinoma: il rischio aumenta con l’aggravarsi della malattia.

In caso di scompenso cardiaco, invece, il fegato non è più in grado di svolgere le proprie funzioni vitali e potrebbe essere necessario un trapianto di fegato nei casi più gravi. Anche questa condizione è determinata dalla progressione della steatoepatite.

Quali sono i trattamenti per la steatosi epatica e steatoepatite?

Il trattamento della steatosi epatica e steatoepatite si basa essenzialmente sulla gestione dei fattori di rischio precedentemente enunciati e sulle modifiche dello stile di vita. Ecco alcuni suggerimenti per prevenire la steatosi epatica e steatoepatite o ritardarne la l’evoluzione:

  1. Una dieta equilibrata ricca di frutta, verdura, cereali integrali e proteine magre.
  2. Un regolare esercizio fisico può aiutare a migliorare la sensibilità all'insulina e a ridurre l'infiammazione.
  3. Ridurre il peso corporeo attraverso la combinazione di attenzioni dietetiche ed esercizio fisico regolare.
  4. Controllare adeguatamente sia il diabete che la sindrome metabolica.

Quali sono i possibili farmaci per trattare la steatosi epatica e steatoepatite?

Attualmente non esiste una terapia farmacologica approvata per curare la steatosi epatica e la steatoepatite. Tuttavia, sono in corso studi clinici per valutare l'efficacia di alcuni farmaci nel trattamento di questa condizione. Tra questi vi sono:

  1. Farmaci per la gestione del colesterolo, come gli inibitori PCSK9, che potrebbero avere benefici nella riduzione del grasso epatico.
  2. Farmaci in grado di ridurre l'infiammazione nel fegato e migliorare di conseguenza la progressione del danno.
  3. Farmaci antinfiammatori, in grado di migliorare le “cicatrici” che si sono sviluppate nel fegato
  4. Alcuni farmaci come gli inibitori del GLP1, comunemente utilizzati nella cura del diabete di tipo 2, in grado di ottenere un significativo calo pondrale.

 

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