Trapianto di cornea: indicazioni, tecniche e recupero visivo

Il trapianto di cornea è un intervento oftalmologico che permette di ripristinare la trasparenza corneale quando questa è compromessa da malattie, traumi o esiti post-chirurgici. In Italia rappresenta una delle procedure più effettuate nei centri specializzati di chirurgia oculare, grazie alla disponibilità di tessuti conservati nelle banche degli occhi e ai progressi delle tecniche lamellari. L’obiettivo principale è migliorare la qualità visiva del paziente, riducendo dolore e opacità che non rispondono ad altre terapie. Ci dice di più la Dott.ssa Cristina Bovone, Oftalmologo a Roma.
Quando è indicato il trapianto di cornea?
L’indicazione più comune è il cheratocono avanzato, una deformazione progressiva della cornea che può evolvere fino alla formazione di cicatrici. Altre cause includono cheratopatie ereditarie, esiti di infezioni corneali, opacità post-traumatiche o complicanze dopo interventi intraoculari. Il trapianto viene preso in considerazione solo quando l’uso di occhiali, lenti a contatto o trattamenti come il cross-linking non sono più sufficienti.
Le principali tecniche chirurgiche
Negli ultimi anni, il trapianto di cornea è stato rivoluzionato dall’introduzione delle tecniche lamellari, che sostituiscono solo gli strati danneggiati mantenendo intatti quelli sani.
- DALK (cheratoplastica lamellare anteriore profonda): indicata quando la parte profonda della cornea è integra, come nel cheratocono non complicato. Riduce il rischio di rigetto poiché l’endotelio del paziente viene preservato.
- DMEK (cheratoplastica endoteliale): sostituisce esclusivamente lo strato endoteliale, indicata nelle distrofie endoteliali come la distrofia di Fuchs. Offre un recupero visivo più rapido e una minore incidenza di complicanze.
- PK (cheratoplastica perforante): sostituzione dell’intero spessore corneale, utilizzata quando il danno coinvolge tutti gli strati. Pur essendo una tecnica tradizionale, rimane fondamentale in alcune situazioni, come esiti cicatriziali complessi.
Il recupero dopo l'intervento
Il recupero varia in base alla tecnica utilizzata. Gli innesti lamellari permettono un ritorno più rapido alle attività quotidiane, mentre la cheratoplastica perforante richiede tempi più lunghi per la stabilizzazione della vista. In tutte le procedure, l’uso regolare di colliri corticosteroidei, i controlli programmati e la protezione da traumi oculari sono essenziali per favorire una buona integrazione del tessuto.
La qualità visiva finale dipende da diversi fattori, tra cui la patologia di partenza, la cicatrizzazione e l’eventuale necessità di correzione ottica residua. In molti pazienti, l’uso di occhiali o lenti a contatto rimane utile per ottenere una visione ottimale.
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Possibili rischi e rigetto dell’innesto
Il rischio più temuto è il rigetto dell’innesto, più frequente nelle tecniche perforanti rispetto a quelle lamellari. I segnali da riconoscere includono arrossamento, riduzione improvvisa della vista, fotofobia e dolore. Un intervento precoce con terapia corticosteroidea aumenta le possibilità di recupero. Altri rischi comprendono infezioni, aumento della pressione intraoculare e irregolarità corneali che possono richiedere correzioni successive.

