Trapianto di fegato: indicazioni, rischi e ripresa post-operatoria
Il trapianto di fegato è un intervento complesso ma salvavita, riservato a pazienti con insufficienza epatica terminale o con tumori epatici selezionati. In Italia è regolato da criteri rigorosi e la disponibilità di organi è ancora una delle principali sfide. In questo articolo analizziamo gli aspetti fondamentali del percorso trapiantologico grazie all’aiuto del nostro esperto, il Dott. Marco Angelo Bongini.
Quando è indicato il trapianto di fegato?
Il trapianto è indicato principalmente in due situazioni:
- Cirrosi epatica scompensata, spesso secondaria a epatite cronica principalmente su base virale, alcolica o metabolica.
- Tumori epatici non resecabili, in particolare l’epatocarcinoma all’interno di criteri di selezione precise ad esempio i criteri di Milano (un solo tumore ≤5 cm o fino a 3 noduli ≤3 cm ciascuno, senza metastasi) o i criteri UpTo Seven (la somma del numero delle lesioni e del loro diametro massimo in cm deve essere ≤7) o criteri che tengano in considerazione anche la risposta ai trattamenti e l’espressione dei marcatori come AFP.
Vengono esclusi pazienti con metastasi extraepatiche, gravi patologie cardiovascolari o non aderenti al trattamento post-operatorio.
Il percorso: dalla diagnosi alla lista trapianti
L'inserimento in lista trapianti avviene solo dopo un’attenta valutazione multidisciplinare che valuta sia la gravità della epatopatia sottostante e della patologia che porta il paziente a trapianto sia la probabilità di sopravvivenza post-trapianto. ISO-Score
In Italia, la gestione è affidata al Centro Nazionale Trapianti, che coordina le assegnazioni in base all’urgenza e alla compatibilità del donatore.
Donazione di organi: un gesto che salva vite
Il trapianto dipende dalla donazione di organi. La maggior parte dei trapianti avviene da donatori deceduti, ma è possibile anche il trapianto da vivente (in genere un parente stretto), in cui si trapianta solo un segmento del fegato. Il fegato ha infatti una straordinaria capacità rigenerativa.
Rischi e complicanze
Come ogni intervento maggiore, il trapianto di fegato comporta rischi. Tra le complicanze post-trapianto più comuni troviamo:
- rigetto acuto o cronico dell’organo;
- infezioni opportunistiche;
- trombosi vascolari;
- problemi biliari.
Il rigetto viene prevenuto con una terapia immunosoppressiva, che però comporta un rischio aumentato di infezioni e neoplasie secondarie.
La fase di recupero
Dopo l’intervento, il paziente resta in terapia intensiva per alcuni giorni. La degenza media in ospedale è di circa 2-3 settimane. Il monitoraggio è molto stretto nei primi mesi e prevede esami del sangue frequenti, ecografie o altre indagini radiologiche (TC e RM) e controlli ambulatoriali.
Il recupero funzionale completo può richiedere diversi mesi, e la più parte dei pazienti tornano a una vita attiva. È fondamentale seguire le indicazioni mediche, mantenere uno stile di vita sano ed evitare alcol e farmaci epatotossici.
Conclusioni
Il trapianto di fegato rappresenta spesso l’unica possibilità di guarigione in pazienti con epatopatia terminale o con tumore epatico selezionato. In Italia, si effettua in centri altamente specializzati e viene seguito da un’équipe multidisciplinare. Nonostante le difficoltà e i rischi, i risultati in termini di sopravvivenza sono buoni, soprattutto se il paziente è ben selezionato e seguito con costanza nel tempo.


