Tumore alla prostata o al rene? La soluzione è la criochirurgia!

Autore: Dott. Oscar Selvaggio
Pubblicato: | Aggiornato: 22/02/2023
Editor: Cecilia Ghidotti

Il tumore della prostata, insieme al tumore al rene, sono tra le neoplasie più comuni tra il genere maschile (e non). Si pensi solo che in Italia, il tumore alla prostata colpisce circa 37000 uomini l’anno. Il Dott. Oscar Selvaggio, esperto in Urologia a Foggia, ci spiega come curarlo attraverso la criochirurgia

Che cos’è la criochirurgia?

La criochirurgia è una tecnologia impiegata già negli anni settanta per il trattamento di alcuni tumori. La ricerca e lo sviluppo tecnologico ne hanno ampliato le applicazioni che oggi riguardano la cute, la cervice uterina, il pancreas, il polmone, il fegato ed anche prostata e rene.

In particolare la criochirurgia dei tumori prostatici e renali agisce mediante il raffreddamento delle cellule a -40° temperatura che determina la necrosi, cioè la morte, delle cellule tumorali.

Quali tumori possiamo trattare attraverso la criochirurgia?

I tumori del rene suscettibili di crioablazione sono quelli del parenchima renale (cioè del tessuto renale) non della via urinaria. L’indicazione elettiva è per neoplasie che abbiano un diametro inferiore o uguale a 4 cm, ma in centri specializzati se il paziente ha elevatissimo rischio chirurgico si possono trattare neoplasie anche fino a 5 cm.

Per quanto riguarda il tumore della prostata sono due le possibili indicazioni: crioablazione radicale (cioè coinvolgente tutta la ghiandola) in pazienti che presentino importanti comorbidità; crioablazione focale che rappresenta la sfida del futuro. La crioablazione focale in pazienti altamente selezionati ed in centri con notevole esperienza, consente di trattare solo la neoplasia senza intaccare il resto della ghiandola sano quindi azzerando le conseguenze funzionali (incontinenza urinaria ed impotenza) che un intervento radicale sulla prostata (sia tradizionale che robotico) comportano.

Eventuali complicanze e recupero post-intervento

La complicanza più importante è il sanguinamento che può manifestarsi nell’immediato post-intervento. In questi casi si procede alla sclero-embolizzazione della fonte di sanguinamento.

L’intervento di crioablazione prostatica viene eseguito anch’esso in regime di ricovero ordinario della durata di tre giorni. È effettuato in anestesia spinale. La complicanza più temibile ma estremamente rara è la fistola rettale.

Il recupero da entrambi gli interventi è generalmente estremamente rapido. 

Dott. Oscar Selvaggio
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