Vene varicose: non solo un semplice inestetismo

Autore: Prof. Ugo Bertoldo
Pubblicato: | Aggiornato: 16/11/2018
Editor: Top Doctors®

Le vene varicose, spesso sottovalutate, sono in realtà una vera e propria malattia con possibili complicazioni. Ce ne parla il Prof. Ugo Bertoldo, esperto in Chirurgia Vascolare a Torino 

Una delle complicazioni più frequenti delle vene varicose è la tromboflebite o va­ricoflebite. Con il termine flebite s’indica l’infiammazione di una vena. Sono interessate le vene super­ficiali delle gambe, le vene safene e le vene collaterali. La causa della tromboflebite, cioè il formarsi del trombo all’interno della vena, è la “triade di Virchow”: il rallentamento della circolazione venosa (stasi), l’alterazione della parete venosa (lesione dell’endotelio) e l’alterazione della coagulazione del sangue (ipercoagulabilità). I sintomi della varicoflebi­te sono i classici “tumor, rubor, calor, dolor”, o meglio la comparsa di un cordone sottocuta­neo duro alla palpazione, arrossato, caldo e dolente.

 

La conferma diagnostica viene dall’Ecoco­lorDoppler, che permette di valutare anche il possibile coinvolgimento delle vene pro­fonde. L’esame rivela l’eventuale risalita della trombosi lungo la safena fino all’imbocco (crosse) nella vena femorale all’inguine. In questo caso la malattia è più severa: può causare embolia polmonare e necessita di una terapia aggressiva, anche chirurgica, come la legatura della safena in corrispon­denza della crosse.

La varicoflebite ha un’evoluzione benigna, in quanto la vena trombizzata si ricanalizza nel corso di poche settimane. La terapia si av­vale di farmaci antinfiammatori e della com­pressione elastica graduata (calze elastiche o bendaggi); nei casi di estensione al circolo profondo, si ricorre alla terapia eparinica.

 

Le varici degli arti inferiori sono una vera e pro­pria malattia, spesso sottovalutata e conside­rata un semplice inestetismo, ma così non è. Il Chirurgo Vascolare ha a disposizione le pro­cedure endovascolari (Laser, Radiofrequenze, Scleroterapia) o la chirurgia tradizionale (safe­nectomia) per risolvere il problema.

Prof. Ugo Bertoldo
Chirurgia vascolare

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