Chirurgia laser fistole anali

Specializzazione di Chirurgia generale

Che cos’è la chirurgia laser per le fistole anali?

I laser vengono utilizzati con sempre più frequenza in diversi interventi chirurgici in quanto rappresentano un’opzione meno invasiva. Una tecnica innovativa, che può essere impiegata come opzione per il trattamento delle fistole anali, è la tecnica laser. La procedura prevede l’utilizzo di un laser che passa attraverso una fibra per chiudere la fistola.

Perché si esegue?

La tecnica laser viene impiegata per chiudere le fistole anali, che sono dei canali che si possono sviluppare partendo dalla parte terminale dell’intestino alla pelle presente in prossimità dell’ano. Le fistole anali di solito insorgono quando viene drenato del pus da un ascesso anale, lasciando al suo posto un canale vuoto, ma possono anche essere dovute a complicanze derivanti dal morbo di Crohn, diverticolite, malattie come la tubercolosi o l’HIV, oppure a complicanze derivanti da interventi chirurgici in quell’area. Questa patologia può causare dolore e irritazione e provocare fuoriuscite maleodoranti. Le persone affette possono notare sangue e pus nelle feci e, in alcuni casi, possono avere difficoltà nel controllare la defecazione. Diverse opzioni a livello chirurgico permettono di trattare una simile spiacevole condizione, e vanno dall’apertura della fistola per mezzo di incisione, in modo che questa possa guarire come una normale cicatrice (fistulotomia), alla sua ostruzione con una colla speciale o con un tappo a forma di cono. Ciascuna procedura comporta dei vantaggi e dei rischi, e vi è uno scarso consenso su quale sia l’opzione migliore, se ne esiste una, per il paziente tipico. Il vantaggio di utilizzare un laser è la sua minore invasività e il fatto che causa danni minimi al muscolo dello sfintere, riducendo in tal modo il rischio di incontinenza dopo l’intervento. Tuttavia, il rischio che la fistola si ripresenti è maggiore rispetto ad altri trattamenti.

In che cosa consiste?

La chiusura della fistola per mezzo del laser comporta l’introduzione della fibra laser nella fistola dall’esterno e il suo passaggio attraverso l’apertura verso l’interno del retto. Il laser viene quindi attivato, e ciò fa sì che il tessuto che lo circonda si restringa man mano che le proteine vengono modificate grazie alla sua azione. Il laser viene estratto gradualmente attraverso la fistola, ad una velocità di circa 1 cm ogni tre secondi, consentendogli in tal modo di chiudere il canale dietro di sé. L’apertura interna viene quindi chiusa con una sutura e in alcuni casi con un lembo di pelle.

Preparazione alla chirurgia laser per le fistole anali

La procedura potrebbe richiedere un certo livello di preparazione prima della sua esecuzione, tra cui un clistere rettale un giorno prima dell’operazione per preparare l’intestino per l’intervento chirurgico e la preparazione della fistola stessa. Ciò può comportare l’ispezione della fistola con un catetere, la sua pulizia con soluzione fisiologica, l’esecuzione di una resezione dell’apertura interna e il posizionamento del lembo miomucoso.

Recupero postintervento

I pazienti vengono in genere tenuti in ospedale per due o tre giorni dopo la procedura, consentendo ai medici di monitorare il processo di guarigione. Come avviene per gli altri trattamenti delle fistole anali, esiste la possibilità che la chiusura della fistola con laser fallisca e che questa si riapra, nel qual caso il medico potrebbe raccomandare altre opzioni.

Trattamenti alternativi

I trattamenti alternativi per le fistole anali includono:

  • Fistulotomia: il trattamento più comune e probabilmente più efficace. Tuttavia, se la fistola attraversa i muscoli dello sfintere anale, l’escissione per mezzo di fistulotomia potrebbe danneggiarli e rendere il paziente incapace di controllare la defecazione.
  • Tecniche con setoni: impiego di fili chirurgici per mantenere aperta la fistola allo scopo di lasciarla drenare e di incoraggiarne l’autoguarigione, senza la necessità di praticare incisioni nei muscoli dello sfintere anale.
  • Procedure con lembi di avanzamento: simili alla tecnica FiLaP, ma, invece del laser, si utilizzano strumenti chirurgici tradizionali per incidere o raschiare la fistola. Per chiudere l’apertura viene utilizzato un lembo di tessuto prelevato dal retto.
  • Tappo bioprotesico: un tappo a forma di cono prodotto da tessuto animale che viene utilizzato per ostruire l’apertura interna della fistola. Attualmente è utilizzata solo nell’ambito della ricerca medica, in quanto mancano ancora dati sulla sua efficacia.
  • Colla di fibrina: l’unica opzione non chirurgica, si tratta di una colla speciale che aiuta a chiudere la fistola incoraggiandone la guarigione.
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