Artrosi: non solo invecchiamento

Autore: Dott. Francesco Porta
Pubblicato:
Editor: Gloria Conalbi

Per molto tempo l’artrosi è stata ricondotta al processo di invecchiamento del paziente, trascurando l’impatto che l’infiammazione ha sull’usura delle articolazioni e il presentarsi di dolore. Il Dott. Porta, esperto in Reumatologia a Pistoia, ci spiega come individuarla e trattarla adeguatamente.

Che cos’è l’artrosi?

L’artrosi è la patologia articolare più frequente in assoluto e costituisce una importantissima e frequente causa di dolore cronico e disabilità che,se non trattati, tendono a peggiorare nel tempo. Dal punto di vista fisiopatologico l’artrosi è caratterizzata da una degenerazione e successiva perdita del rivestimento cartilagineo delle articolazioni con conseguente malfunzionamento e dolore causato da alterata distribuzione dei carichi e delle forze, da attrito e soprattutto da infiammazione. Quest’ultima componente è stata completamente ignorata per molti anni portando a considerare l’artrosi “solo” una conseguenza dell’invecchiamento delle articolazioni ma ad oggi è ben consolidato che la presenza di infiammazione, cronica o ricorrente, ha un ruolo determinante nella distruzione delle articolazioni e nella genesi del dolore.
Dal punto di vista clinico il sintomo principale è il dolore “meccanico”, ossia un dolore che peggiora con l’utilizzo dell’articolazione e che tende a ridursi con il riposo. È caratteristico anche il dolore “a 3 fasi” ad esempio dell’artrosi di ginocchio, in cui il paziente, dopo un periodo di riposo, ha dolore alla ripresa del movimento per un brevissimo periodo, poi il dolore si riduce e torna ad aumentare con il proseguimento dell’attività.
Sebbene le manifestazioni cliniche e la velocità con cui la malattia si instaura e peggiora siano molto variabili, sappiamo che in assenza di terapia la storia della malattia è quella di condurre a un deterioramento progressivo dell’articolazione. 

Quali sono le cause dell’artrosi?

Le reali “cause” assolute dell’artrosi non sono completamente note, ma sono ben noti numerosi fattori predisponenti, alcuni dei quali sono validi un po’ per tutte le articolazioni, altri invece presentano un valore solo in alcune sedi. In generale possiamo dire che l’artrosi è più frequente all’aumentare dell’età e sicuramente, in particolare per quanto riguarda le articolazioni che non supportano il peso corporeo, è presente una certa predisposizione genetica. A questo si aggiungono il sesso femminile, l’obesità, pregressi traumi articolari, concomitanti patologie infiammatorie articolari, pregressi interventi chirurgici sull’articolazione, lavori usuranti, alterazioni metaboliche. Ovviamente alcuni di questi fattori di rischio sono immodificabili ma altri possono essere modificati e questo costituisce la prevenzione della malattia.

Come si individua?

La diagnosi di artrosi parte da un sospetto clinico basato sulla sintomatologia riferita e sulla visita. Spesso, in particolare per le piccole articolazioni, questo può essere sufficiente per porre diagnosi ma in genere è utile effettuare una radiografia che oltre a confermare la diagnosi dà importanti indicazioni circa lo stadio della malattia. Recentemente è cresciuto molto il ruolo dell’ecografia che oltre che permettere una diagnosi molto precoce della malattia, è in grado do identificarne le fasi infiammatorie così da poter guidare il trattamento.

Quale tipo di trattamento viene utilizzato?

La terapia dell’artrosi negli ultimi anni si è molto evoluta e per questo motivo anche complicata, mirando al raggiungimento di una terapia personalizzata, precoce e in grado di modificare il decorso naturale della malattia utilizzando in modo opportuno vecchi e nuovi rimedi. Questa si compone di 4 elementi: modifica dello stile di vita e terapia fisica, terapia ”farmacologica” sistemica, terapia infiltrativa locale e, al fallimento delle precedenti, terapia chirurgica.
La modifica dello stile di vita punta a modificare tutti i fattori di rischio che possono essere modificati: perdita di peso corporeo, riduzione della sedentarietà, correzione del metabolismo. La terapia fisica ha come primo scopo quello di ripristinare una corretta economia articolare agendo sulla “postura” dell’articolazione e sul rinforzo dei muscoli che la supportano. La terapia farmacologica si avvale di integratori alimentari che possono riequilibrare l’ambiente articolare e fornire substrati per la riparazione tissutale e per contenere l’infiammazione di basso grado. A questi si associa terapia con analgesici per dolore acuto o cronico e terapia con antinfiammatori per le fasi di acuzie infiammatoria. La terapia infiltrativa consta di somministrazione dei vecchi corticosteroidi, limitati alle fasi acute, e di prodotti in grado di lubrificare e favorire la rigenerazione articolare quali gli acidi ialuronici e il plasma ricco di piastrine. Ad eccezione dei cortisonici, i prodotti d infiltrazione costituiscono una terapia “cronica” della malattia, da ripetere nel tempo per mantenerne l’efficacia in termini di miglioramento di dolore e funzionalità e di rallentamento della progressione. L’utilizzo dell’ecografia è auspicabile sia per decidere quale trattamento effettuare (in base allo stato infiammatorio) sia per guidare l’ago nel caso delle infiltrazioni evitando così di depositare i farmaci al di fuori del bersaglio. La terapia chirurgica, di interesse ortopedico, si caratterizza in primis dalla sostituzione protesica ma esistono anche altre alternative da valutare caso per caso con il proprio specialista.

Dott. Francesco Porta
Reumatologia

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