Displasia evolutiva dell'anca: la parola all'esperto

Displasia evolutiva dell'anca: la parola all'esperto

Editato da: Veronica Renzi il 23/01/2024

La displasia evolutiva dell'anca, nota anche come lussazione congenita dell'anca, rappresenta una serie di anomalie nello sviluppo dell'articolazione dell'anca, iniziando già durante la vita intrauterina e determinando alterazioni nella conformazione e nel rapporto tra femore ed acetabolo. Approfondiamo l’argomento con il Dott. Salvatore Di Giacinto, specialista in Ortopedia Pediatrica

Cosa si intende per displasia dell’anca?

Con il termine displasia dell’anca (o lussazione congenita dell’anca) si indicano una serie di anomalie dello sviluppo dell’anca che iniziano nella vita intrauterina e che conducono ad un’alterazione della conformazione e del rapporto tra femore ed acetabolo. Una diagnosi precoce è molto importante per intraprendere un trattamento adeguato, al fine di minimizzare l’impatto chirurgico, quando indicato, nonché ottimizzare i risultati funzionali.

Approcci diagnostici

Una diagnosi ecografica, consigliabile intorno alle 4-6 settimane di vita, associata ad un’appropriata valutazione clinica ortopedico-pediatrica, è fondamentale per intraprendere un trattamento adeguato. Molti studi internazionali evidenziano infatti come, in nazioni dove vi è uno screening ecografico universale, i tassi di complicanza della patologia sono fortemente limitati.

Opzioni terapeutiche

Trattamenti precoci legati a diagnosi precoci, possono limitarsi al solo utilizzo di tutori dedicati nonché apparecchi gessati. Quadri con esordio severo e/o diagnosi tardive possono porre indicazione a trattamenti chirurgici, anche in più tempi, talvolta anche invasivi.

Implicazioni a lungo termine

Un adeguato trattamento in epoca pediatrica può evitare discomfort funzionale, zoppia e dolore anche in giovane età, che possono esitare in quadri di artrosi dell’anca precoce, fino porre indicazione a protesizzazione articolare precoce.

Quali sono i fattori di rischio noti?

I principali fattori di rischio descritti in letteratura scientifica internazionale sono: familiarità di I grado per displasia dell’anca, nati primogeniti, parti gemellari, sesso femminile, presentazione podalica al parto, macrosomia, oligoidroamnios, malformazioni associate. Utilizzo di doppi pannolini o tutori non validati in letteratura, seppure spesso consigliati da non esperti in materia, non hanno dimostrato influenzare in alcun modo la storia naturale della patologia.

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