Il terrorismo: si può gestire la paura?

Autore: Dott. Angelo Oliva
Pubblicato: | Aggiornato: 17/11/2018
Editor: Top Doctors®

L’attualità ci impone una riflessione sul periodo storico che stiamo vivendo, segnato da attacchi terroristici e costanti momenti di terrore. In metro, ad un concerto, lungo le vie principali delle nostre città: in qualsiasi luogo ci sentiamo poco sicuri, vulnerabili, non protetti. Ed è così che subentra la paura, che, se non gestita con raziocinio, corrode il nostro essere e il nostro naturale spirito d’esistenza. Come afferma il nostro specialista in Psichiatria a Milano, il Dott. Angelo Oliva, non possiamo permettere di perdere questo conflitto con noi stessi poiché la posta in gioco è troppo alta

 

Quali sono i fattori che scatenano la paura?

La paura è un stato fisiologico che indica stress elevato alla percezione di rischi, stimolandoci a difenderci. È scatenata da un evento che si impone, per l’evidenza di “rottura” dalle regole sociali a cui ci riferiamo abitualmente e che pertanto ci fa sentire non attrezzati a gestire le conseguenze. Un soggetto può essere geneticamente predisposto al disturbo ansioso, che può anche essere sintomo di depressione o causato dall’abuso di alcool o altre sostanze. L’ansia spesso si manifesta in periodi particolari della vita, segnati da dei cambiamenti importanti come separazioni, nascita dei figli, lutti, e nella fase senile in cui ci si sente meno efficienti e meno autonomi e, di conseguenza, più vulnerabili.

 

Senso di impotenza: è davvero così invincibile?

È compito degli educatori e in prima istanza dei genitori insegnare ai giovani come gestire i conflitti che incontreranno nella vita, ma di fronte ad eventi che sfuggono al nostro controllo, ci sentiamo totalmente impotenti. Spesso dimentichiamo che le regole sociali sono un prodotto umano, spesso lasciateci in eredità da chi ci ha preceduto. Come tali sono sempre migliorabili ma anche distruggibili: dipende da noi che ne abbiamo responsabilità di custodia, di invenzione, di celebrazione e di utilizzo, ma talvolta, lo dimentichiamo rimanendone poi disorientati e annichiliti.

 

Quando la paura diventa patologica?

La paura ci travolge perché ci suscita un sentimento di inadeguatezza: non capiamo, non riusciamo a riferirci ad un protocollo di comportamento adeguato, quindi temiamo la catastrofe, perdiamo la capacità di progetto pronto, di protagonismo efficace, “perdiamo la testa”. In alcune persone questo senso di paura diventa eccessivo, invadente e patologico nel momento in cui l’ansia prende il sopravvento inducendole ad evitare persone, attività o luoghi, nascondendosi o fuggendo senza meta.

 

Come si può combattere l’ansia da terrorismo?

Il terrorismo racconta l’evidenza di uno strisciante sentimento distruttivo rispetto al patrimonio di regole sociali e culturali in uso presso una comunità sociale. Non riusciamo a spiegarci perché questo comportamento di distruzione provenga spesso da ragazzi cresciuti nella nostra stessa società e che a causa del loro senso di inadeguatezza, disagio grave e sensazioni inespresse decidono di farsi esplodere. Ci annichilisce ogni volta l’evidenza di quanto sia facile distruggere, mentre ogni idea, concetto, regola costituente una cultura è stata creata con fatica, genialità, lotta: questo è il patrimonio collettivo che percepiamo come sacro e che temiamo di perdere. Se ci ricordassimo però che è un prodotto di ciascuno di noi ci sentiremmo più tranquilli visto che i costruttori son tanti rispetto ai pochi, seppur arroganti, distruttori. Per affrontare l’ansia e la psicosi da terrorismo è necessario accettare i fatti e continuare la nostra vita: non dobbiamo permettere a questi eventi di toglierci la nostra libertà e la nostra fiducia.

 

Mezzi di comunicazione: fonte di informazione o di paura?

L’informazione tende ad enfatizzare, mettendo sotto la lente di ingrandimento una categoria di eventi rispetto ad altri. C’è stato il tempo degli incidenti automobilistici del sabato sera, quello dei femminicidi, quello del bullismo ecc. Tutti temi seri e che opportunamente evidenziati hanno a volte anche migliorato la sensibilità sociale circa la problematica sottostante (altre volte invece sono solo passati per “noia”, purtroppo). Se però valutassimo con un certo distaccato realismo l’incidenza dei vari problemi sul quotidiano ci accorgeremmo che si tratta sempre di piccoli numeri. Per quanto riguarda la tematica del terrorismo, oggigiorno molto attuale, bisogna prendere atto del fatto che gli Jihadisti, che non devono essere paragonati ai kamikaze, non trarranno alcun frutto dalla loro protesta. Nelle loro azioni non vi è traccia di cultura, anzi, non fanno altro che mostrare una società poco solida ed associare la propria cultura a qualcosa di pericoloso, danneggiandola e facendo crescere sentimenti razzisti. Mai sottovalutare, ma nemmeno enfatizzare correndo il rischio di gratificare ingenuamente il narcisismo di protagonisti distruttivi che non posseggono il più delle volte alcun progetto creativo alternativo, ma solo un bisogno devastante di evacuare una rabbia di immensa, pericolosa e distruttiva disperazione.

 

Editor: Valerio Bellio

Dott. Angelo Oliva
Psichiatria

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