L’ipnosi e la meditazione nella medicina contemporanea

Autore: Prof. Enrico Facco
Pubblicato: | Aggiornato: 20/07/2018
Editor: Top Doctors®

La meditazione e l’ipnosi possono aiutare a comprendere meglio il cervello umano: la “scienza della coscienza” è agli albori ma sta dando esiti molto promettenti. Ne parla il Prof. Enrico Facco, esperto in Terapia del dolore e Neurologia a Padova

Che cosa sono l’ipnosi e la meditazione?

L’ipnosi è una condizione psichica che costituisce un’arma potentissima: può infatti modificare a tal punto la percezione del dolore in chi vi si sottopone da rendere possibile effettuare interventi chirurgici sedando un paziente solo con questa tecnica.

Un’altra tecnica molto spesso trascurata o ignorata nel mondo occidentale è la meditazione, che permette di accedere a stati della coscienza differenti da quelli ordinari.

Sia la meditazione che l’ipnosi costituiscono delle vie di accesso al nostro inconscio, e la medicina può beneficiare in modo importante della loro applicazione. Il rifiuto a priori dell’inconscio è infatti un grosso ostacolo che impedisce di comprendere appieno la mente umana; si tratta di un retaggio della nostra cultura positivista e della scienza occidentale, che oggi si basa principalmente sullo studio del mondo fisico. Si può dire che la cosiddetta “scienza della coscienza” sia nata solo trent’anni fa: in questo campo dunque è ancora tutto da scoprire.

Cos’hanno in comune queste due tecniche?

La letteratura riguardo a ciò che accomuna la meditazione e l’ipnosi è quasi nulla, ma le assonanze tra le due sono diverse.

Il primo passo in entrambe le tecniche è quello di concentrare l’attenzione su un oggetto, che può essere interno o esterno; questa focalizzazione permette di accedere a uno stato di coscienza fuori dall’ordinario.

Sia la meditazione che l’ipnosi usano moltissime metodologie diverse, con obiettivi differenti: per esempio, l’uso dell’ipnosi in ambito psicoterapeutico sarà sostanzialmente diverso rispetto alla sua applicazione per aumentare la soglia di percezione del dolore (come nel caso in cui si induca la sedazione con l’ipnosi prima di un intervento chirurgico).

Quali aree cerebrali vengono attivate con la meditazione e con l’ipnosi?

Non sono ancora stati condotti studi clinici randomizzati per mettere a confronto i pazienti che praticano la meditazione e quelli sotto ipnosi, ma le ricerche scientifiche effettuate finora mostrano risultati estremamente interessanti.

Per fare un esempio, è stato scoperto che la meditazione e l’ipnosi attivano le stesse aree cerebrali, come l’insula e la corteccia cingolata anteriore. Quest’ultima ha un ruolo molto importante nel collegamento tra la psiche, la percezione del dolore, l’emotività e le risposte somatiche all’ambiente che ci circonda.

Il caso del coma illustra bene quanto appena spiegato: di recente è stato scoperto che nei pazienti in coma si può apprezzare l’attivazione di un’area del cervello che è connessa con l’insula e con la corteccia cingolata anteriore; la stessa area, invece, non è interessata nei pazienti che hanno subito lesioni cerebrali ma non sono in coma. Sembrerebbe, dunque, che questa parte del cervello possa essere attivata intenzionalmente attraverso la meditazione e l’ipnosi, ma che possa anche essere messa in moto durante il coma, quindi in seguito a lesioni cerebrali.

Qual è il ruolo dell’ipnosi e della meditazione nella medicina odierna?

Negli ultimi trent’anni sono state fatte altre scoperte importantissime nel rapporto tra la mente e il cervello. Il pensiero positivista e fisicalista ci ha trasmesso la convinzione che il rapporto mente-cervello va solamente dai circuiti cerebrali alla coscienza: questo pensiero è estremamente radicato nella nostra società, ma oggi possiamo dare per assodato che non sia esatto.

Al contrario di ciò che ci insegna il riduzionismo, il rapporto tra la mente e il cervello è bidirezionale: attraverso l’introspezione, l’essere umano può cambiare in modo sostanziale l’attività di aree del cervello dominate dall’inconscio. Insomma, l’attività mentale e la coscienza possono influenzare il cervello, e non solo momentaneamente, ma in modi anche durevoli nel tempo: possono infatti essere create nuove sinapsi e nuove connessioni cerebrali, comportando una modifica strutturale e plastica del cervello.

Cosa ci riserva il futuro?

Abbiamo ancora moltissima strada da fare per gettare luce in questo ambito, ma i dati scientifici e misurabili che sono stati raccolti tramite studi che usano la risonanza magnetica funzionale ci permettono di affermare che la meditazione può davvero modificare in modo strutturale il nostro cervello.

Ciò che è importante comprendere è che un cambiamento rivoluzionario ed epocale nel paradigma dello studio del cervello è assolutamente possibile. Se prendiamo l’esempio della fisica, possiamo vedere come l’avvento della fisica dei quanti abbia reintrodotto la soggettività nel mondo delle scienze naturali in tempi relativamente recenti: oggi è impensabile non tenere in conto la fisica dei quanti quando si parla dello studio della fisica. Allo stesso modo, la soggettività, la coscienza e la mente devono oggi trovare una loro dignità nelle scienze che si occupano della fisiologia e della patologia.

Prof. Enrico Facco
Terapia del dolore

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