Laser prostatico: come può aiutare a curare l’ipertrofia prostatica?

Autore: Dott. Antonio Barbieri
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il Dott. Antonio Barbieri, esperto in Andrologia e Urologia a Parma ci spiega in cosa consiste la chirurgia laser per curare l’ipertrofia prostatica

Quali sono le patologie più comuni a carico della prostata?

La patologia prostatica più comune è l’ipertrofia prostatica in quanto la prostata è uno dei pochi organi del corpo umano che cresce durante tutta la vita (l’altro è il cristallino). In realtà è solo la parte centrale della ghiandola a crescere, che è quella situata attorno all’uretra ed è questa particolare posizione anatomica che determina, man mano che il volume aumenta, un restringimento del lume dell’uretra con conseguenti disturbi urinari.

Ipertrofia prostatica: quante persone ne soffrono?

uomoSi stima che circa il 60% degli individui di età maggiore di 60 anni abbia disturbi attribuibili all’ipertrofia prostatica e che nel 30% dei casi siano di grado severo. Nelle persone di età inferiore a 50 anni prevalgono invece le prostatiti, cioè le infiammazioni prostatiche, che in Europa colpiscono circa il 14% dei maschi.

Chirurgia laser: come può aiutare?

La chirurgia laser, in particolare con i generatori al tullio e holmio, ha rivoluzionato il trattamento chirurgico dell’ipertrofia prostatica, infatti oggi anche le ghiandole di maggiori dimensioni possono essere operate per via endoscopica con minore degenza ospedaliera, minor sanguinamento e una rimozione più precoce del sanguinamento.

In cosa consiste l’intervento?

Il laser consente l’incisione endoscopica dei tessuti e la conseguente rimozione del tessuto ipertrofico (il cosiddetto adenoma), che verrà sospinto in vescica e successivamente ridotto di dimensioni, aspirato e sottoposto ad analisi istologica. Le particolari caratteristiche dell’energia laser consentono un taglio più preciso e una buona emostasi, inoltre la visione diretta endoscopica permette il controllo e la coagulazione anche di vasi sanguigni di maggiori dimensioni in modo tale da ridurre il sanguinamento intraoperatorio. L’asportazione dell’adenoma consente l’allargamento del tratto di uretra prostatico compresso dalla ghiandola, col conseguente miglioramento della minzione.

L’intervento dura da una a 3 ore e spesso è possibile andare a casa già il giorno dopo o quello successivo. La guarigione sarà però completa dopo 2 o 3 mesi, cioè quando la zona operata sarà completamente cicatrizzata e ricoperta dal rivestimento impermeabile delle vie urinarie. In questo periodo saranno presenti in varia misura disturbi delle vie urinarie e sangue nell’urina.

Esistono controindicazioni all’intervento?

Non vi sono particolari controindicazioni a questo intervento se si eccettuano le gravi alterazioni della coagulazione e la presenza di altre condizioni patologiche che controindichino l’anestesia spinale e generale. I risultati dell’intervento in termini di miglioramento del flusso urinario sono ottimi e duraturi, spesso superiori a quelli degli interventi tradizionali.

Dott. Antonio Barbieri
Urologia

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