Scompenso Cardiaco: i consigli per riconoscerlo e curarlo

Autore: Prof. Roberto Badagliacca
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Quando il cuore non riesce pompare abbastanza sangue da soddisfare le necessità dell’organismo si parla di scompenso cardiaco. Il Prof. Roberto Badagliacca, esperto in Cardiologia a Roma, ci spiega come riconoscere e curare questa condizione

Che cosa s’intende per scompenso cardiaco?

Lo scompenso cardiaco (SC) è una complessa sindrome clinica che si manifesta quando un’anomalia funzionale o strutturale del cuore modifica la sua capacità di contrazione o di rilassamento. A causa di questa alterazione, il cuore non è in grado di pompare una quantità di sangue sufficiente a soddisfare le necessità metaboliche dell’organismo oppure riesce a farlo solo attraverso un sovraccarico di lavoro.
Lo scompenso cardiaco è il punto di arrivo comune a molte patologie:

  • Cardiopatia ischemica
  • Cardiomiopatie
  • Cardiopatie valvolari
  • Miocarditi
  • Ipertensione arteriosa
  • Trattamenti radio e chemioterapici
  • Uso di sostanze tossiche

La disfunzione ventricolare ha origine da un danno miocardico strutturale che provoca, nello stadio finale, una dilatazione ventricolare con conseguente riduzione della capacità di contrazione.

È possibile riconoscere uno scompenso cardiaco?

I sintomi ed i segni fondamentali dello scompenso cardiaco possono limitare la tolleranza allo sforzo, tra questi ricordiamo:

  • Dispnea
  • Astenia
  • Facile affaticamento
  • Presenza di edemi periferici
  • Ritenzione idro-salina

Il sistema di classificazione più utilizzato per stabilire il grado di compromissione funzionale provocato dallo scompenso cardiaco è stato sviluppato dalla New York Heart Association (NYHA). Tale sistema consente di assegnare i pazienti ad una delle quattro classi funzionali in base al livello di esercizio fisico necessario a far insorgere i sintomi. 
La diagnosi di scompenso cardiaco prevede un’anamnesi ed un esame obiettivo; si avvale di esami ematochimici e strumentali (ecocardiogramma, ECG, RX-torace) che hanno come obiettivo quello di caratterizzare la struttura e la funzione miocardica e di valutare la capacità di esercizio del paziente (test cardiopolmonare). In casi specifici, risultano di particolare utilità ulteriori esami di II come coronarografia, cateterismo cardiaco destro, RMN.

In cosa consiste il trattamento?

Il trattamento dello scompenso cardiaco ha come scopo quello di migliorare i sintomi, prevenire la progressione della disfunzione cardiaca e ridurre la mortalità di questa condizione. Essendo lo scompenso cardiaco una sindrome complessa, è necessario che l’approccio terapeutico preveda strategie diverse, finalizzate a obiettivi differenti. La terapia prevede una serie di accorgimenti generali volti a migliorare lo stile di vita del paziente, una terapia farmacologica con l’utilizzo di varie classi di farmaci (ACE-inibitori/sartani, B-bloccanti, diuretici, antialdosteronici, nitrati, antiaggreganti e anticoagulanti, ecc) e misure non farmacologiche come la terapia di resincronizzazione e l’impianto di ICD (Defibrillatore cardiaco impiantabile).

Prof. Roberto Badagliacca
Cardiologia

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