Tumore allo stomaco: i sintomi precoci e la diagnosi della patologia

Autore: Prof. Stefano Olmi
Pubblicato: | Aggiornato: 15/11/2018
Editor: Jennifer Verta

Quali sono i sintomi precoci più frequenti del tumore allo stomaco? E quali indagini sono le più appropriate per diagnosticarlo? A queste domande risponde il Prof. Stefano Olmi, esperto in Chirurgia Generale a Bergamo

Che cos’è lo stomaco?

Lo stomaco è quel tratto del canale intestinale interposto fra l’esofago e l’intestino tenue. Situato nell’addome, è posizionato immediatamente al di sotto del diaframma, parzialmente coperto dal fegato ed a stretto contatto con la milza. La funzione dell’organo è accumulare gli alimenti per sottoporlo all’azione dei succhi gastrici ed iniziare il processo digestivo intestinale. L’organo presenta dimensioni e peso differenti a seconda dell’età e del sesso ed è normalmente più voluminoso nel maschio. La sua capacità media nell’adulto è di circa 1200 mL.

I sintomi del tumore

L’insorgenza dei sintomi di tale malattia è spesso sfumata, pertanto il rischio è giungere alla diagnosi in un quadro di malattia già avanzata. In tal senso è importante da parte del paziente non sottovalutare eventuali sintomi precoci. Disturbi della digestione, come senso di peso post-prandiale fino al vomito possono rappresentare sintomi di iniziale insorgenza spesso sottovalutati. La neoplasia, inoltre, spesso causa sanguinamento di lieve entità, cronico, con conseguente anemizzazione spesso riscontrata occasionalmente durante esami generici eseguiti per altri accertamenti. Un cambiamento di colore delle feci, più scuro del solito, andrà sempre comunicato al proprio medico, in quanto tale variazione cromatica spesso è causata da sanguinamento del tratto gastro-enterico. Il sangue occulto fecale sebbene normalmente utilizzato nello screening del cancro del colon-retto, può risultare positivo in presenza di neoformazioni gastriche sanguinanti misconosciute. La familiarità a patologie gastriche benigne o maligne, o l’anamnesi personale di precedente ulcera gastrica deve comportare un’attenta valutazione clinica strumentale. Il calo ponderale in regime di normale alimentazione rappresenta un fenomeno tipico di tutte le patologie oncologiche e pertanto non andrà mai sottovalutato.

Quali sono le indagini diagnostiche per accertare il tumore allo stomaco?

Il gold-standard diagnostico in questi casi è l’esofago-gastro-duodenoscopia (EGDS). In tale esame, viene introdotto, sotto blanda sedazione, un tubo di circa 1 cm di diametro dalla bocca sino allo stomaco fino a raggiungere il duodeno. Una telecamera alla sommità della sonda permette di visualizzare l’interno degli organi, andando a rilevare alterazioni delle mucose e neoformazioni tumorali presenti a livello esofageo, gastrico e duodenale. Per ottenere un’adeguata diagnosi di neoplasia è necessario eseguire una biopsia. Ottenuta la diagnosi di carcinoma gastrico sarà necessario quindi eseguire un ulteriore accertamento radiologico (normalmente una TC torace-addome con mezzo di contrasto endovenoso). L’accertamento di staging, cioè di stadiazione sistemica della malattia, permetterà di valutare la localizzazione della neoplasia, la sua estensione a livello della parete dello stomaco (in quanto la EGDS permette di vedere lo stomaco internamente, mentre la TC ne permette la visualizzazione nella sua interezza oltre che la visualizzazione degli altri organi adiacenti), l’eventuale presenza di metastasi al fegato od ai polmoni e linfonodi ingrossati o patologici. La stadiazione, associata eventualmente ad eco-endoscopia, permette al chirurgo ed all’oncologo di stabilire la miglior strategia terapeutica. In quest’ottica, una patologia avanzata potrà necessitare un trattamento chemioterapico neo-adiuvante, cioè effettuato prima dell’intervento chirurgico, finalizzato a ridurre la diffusione della malattia ed a permettere un intervento chirurgico radicale. Viceversa, una malattia localizzata, senza metastasi a distanza o ripetizioni linfonodali evidenti allo staging preoperatorio, con diffusione locale minima (EGC) permetterà di procedere all’intervento senza necessità chemioterapiche preoperatorie.

Prof. Stefano Olmi
Chirurgia generale

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