Piede cavo

Specializzazione di Ortopedia pediatrica

Che cos’è il piede cavo?

Il piede cavo (noto a volte con il nome di cavismo) è un tipo di deformità del piede. Nel piede cavo l’arcata plantare è più alta del normale e non è possibile appiattirlo. A volte le dita possono apparire ricurve e il tallone rientrante. Normalmente la condizione interessa entrambi i piedi.
Ciò che distingue il piede cavo da altre deformità caratterizzate da un’arcata plantare alta è che l’avampiede è incurvato verso il basso, per cui il piede tende a poggiare sul lato esterno.

Prognosi della malattia

Il piede cavo può essere raddrizzato con un intervento chirurgico, ma viene preso in considerazione solo se la condizione causa sintomi gravi. 

Sintomi del piede cavo

Alcune persone, a parte la difficoltà nel trovare calzature adatte, non hanno problemi particolari.
Altre persone affette dalla condizione, invece, provano dolore ai piedi, in particolare intorno alla caviglia o sull’avampiede. L’intero piede può far male quando si sta in posizione eretta per molto tempo, perché i piedi cavi tendono ad essere più rigidi del normale e non sopportano la pressione.
Inoltre, il piede cavo può far sì che alcune persone si storcano le caviglie con più facilità oppure che provino intorpidimento a causa dello sfregamento della pelle contro le scarpe.

Diagnosi per il piede cavo?

La diagnosi viene in genere effettuata per mezzo di un esame clinico e di esami successivi di controllo.
Durante l’esame il medico chiederà informazioni sui sintomi, inclusi eventuali dolori provati dal paziente, sia ai piedi che in altre parti del corpo. Successivamente il medico esaminerà il piede e il modo in cui il paziente sta in piedi per stabilire di che tipo di deformità si tratti. Infine, il medico chiederà informazioni circa l’anamnesi familiare del paziente, in quanto spesso il piede cavo è una condizione ereditaria. 
Con molta probabilità il medico richiederà ulteriori esami per escludere o confermare altre possibili cause della condizione. Ciò può includere esami neurologici oppure scansioni della colonna vertebrale nel caso si sospetti un tumore. 

Quali sono le cause del piede cavo?

La maggior parte delle persone affette da cavismo presentano un disturbo neurologico, che può essere stazionario (i sintomi rimangono gli stessi) o progressivo (i sintomi peggiorano nel tempo).
I disturbi neurologici stazionari che causano il piede cavo includono: ictus, poliomielite, paralisi cerebrale, lesioni alla colonna vertebrale e lesioni al nervo peroneo.
I disturbi neurologici progressivi in grado di causare il piede cavo includono: tumore alla colonna vertebrale, tumore al cervello, cisti alla colonna vertebrale, distrofia muscolare, atassia di Friedreich e sindrome di Charcot-Marie-Tooth.
Un caso su cinque di cavismo non presenta alcuna causa evidente.

Trattamenti per il piede cavo

Per la maggior parte delle persone il piede cavo non presenta sintomi abbastanza gravi da necessitare di intervento chirurgico. In tali casi la cosa migliore da fare è semplicemente quella di prendersi cura dei propri piedi. Per alcune persone il dolore ai piedi può essere alleviato indossando delle speciali solette oppure dei tutori per i piedi. Altre persone invece hanno trovato particolarmente utile la fisioterapia per rafforzare i muscoli delle caviglie, ottenendo una maggiore stabilità. Se si pratica sport è importante assicurarsi che le calzature forniscano abbondante ammortizzazione contro gli urti.
L’intervento chirurgico per il piede cavo può comportare una serie di procedure, tra cui:

  • Spostamento indietro del calcagno sotto il piede
  • Riposizionamento dell’osso che culmina nell’alluce
  • Riposizionamento dei muscoli che consentono ai piedi di girare verso l’esterno
  • Liberazione dei tessuti molli
  • Trasferimento dei tendini

L’obiettivo dell’intervento chirurgico è quello di donare al piede una posizione neutra, riducendo il dolore e migliorando la mobilità e l’equilibrio. 
L’intervento al piede è un’operazione importante: di solito il piede rimane ingessato per circa sei settimane e ci possono volere fino a dodici mesi prima della completa guarigione. Questo è il motivo per cui in genere viene raccomandato solo per i pazienti affetti da sintomi gravi o che potrebbero peggiorare.

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