Attacchi di panico: una condizione di disagio da cui è possibile uscire

Autore: Dott. Massimo Fontana
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Editor: Jennifer Verta

Quando gli attacchi di panico diventano ricorrenti ed improvvisi e si associano alla patologia agorafobica, è facile perdere la speranza, ma una cura esiste. Ne abbiamo parlato con Il Dott. Massimo Fontana, esperto in Psicologia a Roma.

Che cosa sono gli attacchi di panico?

Gli attacchi di panico sono manifestazioni di ansia di intensità massima che improvvisamente travolge il soggetto senza che sia per lui possibile gestire il suo stato emotivo e dandogli la sensazione di perdere il controllo di sé. Accompagnati dai corrispondenti sintomi fisici dell’ansia (tachicardia, dolore al petto, affanno, sudorazione), spesso sono così intensi da poter indurre a pensare di stare per impazzire o morire; frequenti sono infatti le corse in pronto soccorso, nel timore che si tratti di un infarto.

Quando l’ansia diventa patologica

Nel corso della vita di una persona possono verificarsi molteplici situazioni che suscitano ansia, paura o stati emozionali disturbanti. Gli attacchi di panico possono insorgere in queste circostanze, ma non necessariamente ciò significa che si sia sviluppata una patologia. Le reazioni di ansia anche molto intense possono essere normali in certe situazioni e, se non sono ricorrenti e non comportano limitazioni o disagi conseguenti, non richiedono particolare attenzione. A volte gli attacchi di panico sono legati a contesti specifici. È il caso delle fobie, dove esistono stimoli particolari (ad esempio serpenti, insetti, cani, ecc.) che provocano immancabilmente ansia e attacchi di panico. Quando, però, gli attacchi di panico si presentano in maniera ricorrente, apparentemente ingiustificata ed improvvisa si parla di “disturbo di panico”. È una condizione in grado di autoalimentarsi col timore di tutte quelle situazioni che potrebbero scatenare gli attacchi, con conseguente progressivo allontanamento da ogni attività sociale (e non) che possa originarli. Agli attacchi di panico si può infatti associare, con il tempo, anche la cosiddetta “agorafobia”, ossia la paura e l’allontanamento dai luoghi e dalle situazioni dove è più probabile che si verifichino tali episodi e da cui è difficile allontanarsi in caso di loro comparsa (ad esempio, trasporti pubblici, spazi aperti, spazi chiusi, stare in fila tra la folla, essere fuori casa da soli). Il disturbo di panico è purtroppo una condizione sempre più frequente nella popolazione, ma dalla quale è tuttavia possibile liberarsi con un opportuno approccio psicologico e medico.

Quali sono i sintomi del disturbo di panico?

Molti sono i sintomi che possono comparire nel corso di un attacco di panico. Essendo uno stato di sconvolgimento generale dell’organismo, la persona può avvertire sintomi sia di tipo psichico (ansia, terrore, paura di perdere il controllo o di impazzire o morire), sia fisico (affanno e senso di soffocamento, dolore toracico, tachicardia, palpitazioni e cardiopalmo, vertigini, dolori vari, vampate, brividi di freddo, sudorazione, tremori), sia sensoriali e dello stato di coscienza (ipersensibilità alle stimolazioni nervose ed acustiche, senso di estraneità verso se stessi o verso l’ambiente circostante). Una sintomatologia, dunque, polimorfa, assai ampia e variabile da persona a persona.

Per diagnosticare con sicurezza la sindrome, gli specialisti si basano su alcune caratteristiche generali e costanti tra cui: la comparsa e crescita di sintomi estremamente intensi in pochi minuti, una durata dell’episodio modesta (massimo un’ora), la sensazione di perdita di controllo o paura di impazzire ed una fase post-episodio in cui si presentano stanchezza, confusione e vertigini.

Come si diagnostica questa patologia?

Per fornire una diagnosi di disturbo di panico accurata è necessario che gli attacchi siano inaspettati e ricorrenti, e che almeno uno di essi sia seguito da un periodo di tempo (almeno un mese) in cui permane una preoccupazione per la sua ricomparsa. Poiché gli attacchi di panico sono una eventualità imprevedibile e tendono a manifestarsi sempre più frequentemente, i pazienti che ne soffrono cercano in tutti i modi di evitare ogni situazione che possa scatenarli, siano esse situazioni effettivamente a rischio o meno. Il cambio psicologico a cui si assiste in queste persone risulta quindi sempre più evidente.

Come si risolve il disturbo da panico?

Essendo gli attacchi di panico condizioni in cui il soggetto viene travolto da emozioni fuori controllo, importante è considerare che alla loro base vi è una difficoltà a riconoscere ed elaborare i proprio segnali emotivi. Ad esempio, un prolungato periodo di stress o tensione emotiva non riconosciuta può essere il preludio alla comparsa di un disturbo di panico. Per questo motivo, fondamentale è la consulenza psicologica e psicoterapeutica, finalizzata alla presa di consapevolezza dei vissuti interni e/o alla gestione e ad una migliore regolazione emotiva. Quando gli attacchi di panico sono intensi e ricorrenti vuol dire che il meccanismo celebrale che li scatena si è cronicizzato, ovvero si giunge al punto in cui anche stimoli minori lo provocano. L’impiego di alcuni farmaci antidepressivi, al posto degli ansiolitici può essere di grande aiuto per bloccare questo meccanismo poiché non creano dipendenza.

Come per la maggior parte dei disturbi psichici, l’associazione di psicoterapia e terapia farmacologica sortisce effetti migliori dell’impiego di una sola di esse.

Dott. Massimo Fontana
Psicologia

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