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Cheratocono: che cos’è?

Dott. Augusto Pocobelli
Scritto da: Dott. Augusto Pocobelli Oftalmologo a Roma
4.9 |

92 recensioni

Pubblicato il: 26/02/2018 Editato da: Serena Silvia Ponso il 15/02/2023

Il Dott. Augusto Pocobelli, esperto in Oculistica a Roma, ci informa su come diagnosticare e trattare il cheratocono (dal greco: Keratos = cornea e Konos = cono), una patologia degenerativa della cornea caratterizzata dal progressivo assottigliamento e deformazione del tessuto corneale

Quali sono le cause del cheratocono?

È una condizione dovuta a un’alterazione della struttura interna della cornea, tanto da perdere la fisiologica forma asferica fino a deformarsi in modo irregolare in una forma conica.

È scientificamente provato che si verifica una degradazione delle fibre di collagene, che costituiscono l’impalcatura di sostegno e rinforzo della cornea, con conseguente perdita dei legami intermolecolari. L’eziologia è sconosciuta. Il fatto che questa patologia sia spesso presente in più membri della stessa famiglia ci lascia pensare a una predisposizione genetica.

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Cheratocono: i sintomi

L’insorgenza clinica del cheratocono, usualmente bilaterale, esordisce in età adolescenziale con frequenza maggiore nel sesso femminile, e tende ad arrestarsi spontaneamente. Il primo sintomo è la riduzione del visus (visione) dovuta all’astigmatismo irregolare indotto dall’apice del cono. La fotofobia, l'abbagliamento alle fonti di luce, l'effetto a raggiera, l'alone luminoso, la diplopia (visione doppia) monoculare e il frequente rossore oculare possono essere sintomi presenti.

Nelle fasi iniziali la sintomatologia può migliorare attraverso l’uso di occhiali o lenti a contatto correttive che, comunque, non rallentano mai la progressione del cono. Nelle forme medie e avanzate della malattia il difetto visivo risulta insufficiente e pertanto difficile da correggere totalmente (nei casi più gravi può essere necessario il trapianto di cornea).

Cheratocono: diagnosi e trattamento

La diagnosi precoce è fondamentale per poter intervenire tempestivamente e cercare di fermare la progressiva deformazione corneale, evitando così interventi chirurgici invasivi. La diagnosi si esegue durante una visita oculista tramite esami strumentali specifici come la topografia corneale, indispensabile per poter monitorare l’evoluzione della patologia. Un trattamento in grado di rallentare la progressione dello sfiancamento corneale è la tecnica di Cross-Linking corneale (CXL).

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