Diagnosi e trattamento dei tumori dell’esofago

Autore: Prof. Marco Milone
Pubblicato:
Editor: Marta Buonomano

Il nostro esperto in Chirurgia Generale a Napoli, il Prof. Marco Milone, ci spiega in che modo si formula la diagnosi di un tumore dell’esofago e quali sono le possibilità terapeutiche

È possibile prevenire un tumore all’esofago?

Per la forma squamocellulare, le principali precauzioni da prendere sono evitare il fumo e l’alcol. Per l’adenocarcinoma, che in genere ha origine da un esofago di Barrett, il metodo di prevenzione più efficace è ridurre il rischio di reflusso gastroesofageo che comporta esofagite cronica, riducendo quindi il consumo di alcol, sigarette, caffè ma anche l’obesità ed il sovrappeso. Nei pazienti con esofago di Barrett la sorveglianza endoscopica è consigliata: in assenza di displasia andrebbe ripetuta un’endoscopia ogni 3 anni, in caso di displasia lieve ogni 6 mesi fino a quando non ci siano due evidenze consecutive di assenza di displasia, in caso di displasia severa c’è l’indicazione all’intervento per via endoscopica.

Tumori dell’esofago: come si formula la diagnosi?

   Diagnosi di tumore esofageo
                                 Diagnosi di tumore esofageo

Nel caso di sospetto di neoplasia dell’esofago, la diagnosi si avvale di:

  • Esame clinico, che prevede la palpazione dell’addome al fine di individuare eventuali masse;
  • Indagini strumentali: l’EGDS (esofagogastroduodenoscopia) è l’indagine di prima scelta in quanto ci permette di visualizzare la lesione ed effettuare una biopsia per l’esame istologico, ma anche l’esame radiologico con bario fornisce informazioni utili circa il sito preciso e la lunghezza della lesione.

Una volta effettuata la diagnosi, le successive indagini, di seguito indicate, hanno come scopo la stadiazione della neoplasia e la valutazione della sua operabilità.

  • L'ecoendoscopia ci permette di stabilire con precisione la profondità dell’infiltrazione negli strati della parete dell’esofago, nonché di evidenziare gli eventuali linfonodi colpiti da metastasi;
  • La TC di encefalo, addome e torace è in grado di escludere eventuali metastasi;
  • La PET-TC viene utilizzata per valutare l’estensione loco-regionale di malattia e la presenza di eventuali metastasi non visibili alla TC.

Se il paziente manifesta sintomi che possono far nascere il sospetto di neoplasia o semplicemente desidera sapere se per determinati sintomi sia necessaria un’indagine di screening o un esame strumentale, deve richiedere una visita presso i nostri Ambulatori.

È possibile curare un tumore all’esofago?

La terapia del carcinoma esofageo dipende dallo stadio e dall’istotipo del tumore stesso.

Nei tumori in fase iniziale è possibile ricorrere all’asportazione endoscopica del tessuto neoplastico mediante mucosectomia o resezione mucosa, con un tasso di sopravvivenza di oltre il 90% a 5 anni. All’asportazione endoscopica della lesione neoplastica può seguire l’ablazione mediante radiofrequenza.

Presso la Piastra Endoscopica della nostra UO ci avvaliamo di tecnologie e strumenti endoscopici all’avanguardia, che consentono agli specialisti di rimuovere i tumori esofagei in fase iniziale. Tra le tecniche maggiormente utilizzate ricordiamo la EMR (Resezione della Mucosa per via Endoscopica) e la ESD (Dissezione della Sottomucosa per via Endoscopica). Queste tecniche possono essere utilizzate quando il tumore ha coinvolto solo lo strato più superficiale della parete intestinale e consentono di asportarlo in blocco mediante la rimozione dello strato più superficiale della parete esofagea, in maniera tale da evitare una chirurgia radicale e preservare l’integrità dell’organo.

Nei tumori in fase intermedia si ricorre all’intervento chirurgico per rimuovere il tratto dell’esofago colpito dalla neoplasia ed i linfonodi. Presso la nostra UO ci avvaliamo di tecniche avanzate e mininvasive quali la laparoscopia e la chirurgia robot-assistita.

Il grande vantaggio delle tecniche mininvasive è la ripresa post-operatoria più rapida rispetto alle tecniche precedentemente adottate:

  • uomo che si tocca il pettoLa laparoscopia è una chirurgia definita “chiusa” perché permette di effettuare l’asportazione del tratto di esofago interessato dalla neoplasia eseguendo piccole incisioni sull’addome di 0.5-1 cm, attraverso le quali si inserisce una telecamera e gli strumenti per effettuare l’intervento chirurgico.
  • La chirurgia robot-assistita è una forma di laparoscopia più precisa che si serve di una visione 3D magnificata, come se lo specialista operasse guardando attraverso una lente di ingrandimento. Questa tecnica permette quindi di eseguire interventi chirurgici molto complessi attraverso delle piccole incisioni e riducendo il tasso di complicanze intra e postoperatorie.  

Nelle fasi avanzate di neoplasia, chemio e radioterapia sono un valido ausilio per la chirurgia. Essendo presente un gruppo multidisciplinare, il paziente verrà indirizzato verso lo specialista di riferimento a seconda dello stadio della malattia.

Prof. Marco Milone
Chirurgia generale

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