Malattia di Menière: il dentista ti può aiutare! | Top Doctor

Anche il dentista può curare la Malattia di Menière

Autore: Dott. Edoardo Bernkopf
Pubblicato: | Aggiornato: 12/08/2018
Editor: Top Doctors®

Sulla Malattia di Meniére non si è riusciti ancora oggi a fare chiarezza: le terapie che si attuano in tutto il mondo sono volte unicamente ad alleviarne i sintomi. Il Dott. Edoardo Bernkopf, specialista  in Odontostomatologia, con studio a Vicenza Roma e Parma, descrive il razionale che lega l’Odontoiatria alla Malattia di Menière, racconta come è nato il suo interesse per questa malattia e i risultati di questa originale sua esperienza clinica.

Che cosa si intende per Malattia di Meniére?

La Malattia di Meniére è una patologia dell’orecchio interno caratterizzata da quattro sintomi principali tra cui: vertigini, acufeni, sensazione di ovattamento nelle orecchie e il calo improvviso e fluttuante dell’udito. Le cause di questa patologia non sono ancora chiare ma negli ultimi anni alcuni studi hanno evidenziato un legame tra la Malattia di Menière e i disturbi dell’Articolazione Temporo-Mandibolare (ATM): in numerosi pazienti, infatti, si è notato che l’incidenza della malattia risulta maggiore nei casi di contestuale disfunzione dell’ATM, e che il trattamento di quest’ultima incide positivamente anche sulla sintomatologia menierica.

In che modo sono collegati i disturbi dell’ATM e la Malattia di Meniére?

Le Articolazioni Temporo-Mandibolari (ATM) mettono in connessione i condili della mandibola con la Cavità Glenoide dell’Osso Temporale, consentendo i movimenti della bocca: quando si apre la bocca i condili traslano in avanti (Fig 1) e quando la si chiude arretrano (Fig.2). 
In presenza di alcune malocclusioni, in particolare nei morsi profondi o retrusi, i condili entrano in rapporto potenzialmente traumatico con la parete posteriore della Cavità Glenoide e con il Condotto Uditivo Esterno (CUE), e interferiscono con il corretto funzionamento delle Tube di Eustachio, il che potrebbe favorire anche l’insorgenza dei sintomi patognomonici della Malattia di Meniére.
Anche alcuni problemi della colonna cervicale, e in particolare la dislocazione dell’Atlante, sono stati chiamati in causa come possibili elementi patogenetici: anche questi, tuttavia, possono rientrare in una compensazione posturale da parte della colonna cervicale, resa necessaria da una primaria malposizione mandibolare, dovuta per esempio ad un precontatto dentario deflettente.

Odontoiatria e Malattia di Meniére

Da quanto sopra descritto, è evidente come la Malattia di Menière possa essere affrontata anche da un punto di vista odontoiatrico. Se il Dentista ritiene, caso per caso, che la malocclusione dentaria riscontrata possa essere causa della sintomatologia menierica, può realizzare un dispositivo in resina acrilica conformato ad hoc che, interposto alle arcate antagoniste, obblighi il paziente a mantenere la mandibola nella posizione ritenuta corretta, pur consentendogli tutte le funzioni e i movimenti necessari per una vita normale. 
Si tratta di una terapia totalmente reversibile con la rimozione del dispositivo, e pertanto priva di qualunque rischio biologico in caso di insuccesso. Nel caso invece di buona riuscita, il paziente potrà scegliere se mantenere a vita il dispositivo, oppure sottoporsi a riabilitazioni odontoiatriche definitive.

Ulteriori indicazioni alla terapia occlusale-odontoiatrica

Per meglio capire la filosofia che sostiene il trattamento della Malattia di Menière (MdM) per via occlusale, bisogna partire da un presupposto: questa malattia, di fatto non esiste. Non se ne conoscono né le cause né il substrato anatomo-patologico, e anche la dinamica fisiopatologica più accettata, che ne attribuisce le manifestazioni cliniche ad un eccesso di liquido endolinfatico (Idrope), è in realtà solo una teoria. In pratica, tutto quello che si dice e scrive, anche se ammantato di un alone scientifico, non esce dal campo delle ipotesi, e viene accettato solo per il consenso autoreferenziale acquisito presso gli “esperti”.
Le terapie “accettate” e attuate in tutto il mondo sono rivolte a combattere e ad attenuarne i sintomi, spesso peraltro con dubbio successo. In realtà la Revisione Cochrane, l’importantissima istituzione che affida periodicamente a commissioni internazionali di massimo livello scientifico il compito di fare il punto su vari argomenti medici su cui non si è raggiunta piena certezza scientifica, ha negato piena validazione a tutte le terapie comunemente impiegate nella MdM. 
La terapia occlusale non è rivolta alla MdM, ma a rimuovere il conflitto che spesso si instaura fra l’orecchio e l’Articolazione Temporo Mandibolare (ATM), nell’ipotesi che sia questo a predisporre, e non a causare, l’insorgenza di diverse patologie dell’Orecchio.
Per lo specialista otorinolaringoiatra esiste una chiara e incontestabile differenza fra Otite, Ceruminosi, Vertigine posizionale, Labirintite, Acufene, MdM, e anche le terapie sono necessariamente diverse. La terapia occlusale non pretende di curare allo stesso modo tutti questi quadri clinici, anzi chi la impiega sa di non curarne nessuno, ma si rivolge ad una spesso presente sfavorevole struttura anatomo-disfunzionale sottostante, che, nel predisporre l’orecchio ad una sofferenza nei suoi diversi distretti anatomici (Tuba di Eustachio, Cassa Timpanica, Orecchio Interno), in presenza di un elemento scatenante (che, ad esempio, nell’Otite Ricorrente è costituito dal batterio), genera quadri clinici che possono essere vari e diversi da paziente a paziente, ma che possono trarre beneficio dal medesimo trattamento strutturale. Più semplice è la spiegazione di questo concetto nell’Otite Ricorrente, dove il problema non è costituito dall’Otite, che, se curata, guarisce sempre, ma dalla sua inspiegabile tendenza a ricorrere.  La vera guarigione non risiede nella cura dell’Otite debellando reiteratamente il batterio responsabile con l’antibiotico, ma nella rimozione di quella predisposizione strutturale sottostante, che rende l’orecchio recettivo e “invita” così un altro batterio a insediarvisi, dopo che il precedente è stato combattuto con successo. 

La mia storia di medico-dentista con la Malattia di Menière

Sono fra gli ultimi “odontosauri” in via di estinzione, quei dentisti, cioè, che sono arrivati all’Odontoiatria non attraverso un percorso direttamente ed esclusivamente finalizzato all’Odontoiatria, quale è quello vigente ormai in tutti i paesi occidentali, ma attraverso una specializzazione, e solo dopo la laurea in Medicina e Chirurgia conseguita nel ‘77. Il mio interesse professionale si è fin da subito concentrato su una allora giovane disciplina chiamata “Gnatologia”, e sulle problematiche dell’Articolazione Temporo Mandibolare (ATM).  Nel trattare le patologie dell’ATM, però, mi sono via via accorto che alla loro risoluzione spesso si accompagnava anche “casualmente” un successo terapeutico non previsto e non inizialmente cercato su altre sintomatologie extra-odontoiatriche, quali cefalea, cervicalgia, dolori all’orecchio, e anche vertigini. Ho così iniziato a considerare anche questi campi nell’anamnesi dei pazienti che mi pervenivano per problemi all’ATM, riscontrandone spessissimo la presenza, nonostante che il paziente non me ne avesse spontaneamente parlato, perché da lui, come anche dagli specialisti di settore, non erano ritenuti di pertinenza odontoiatrica. Fra i pazienti che riferivano sintomatologia vertiginosa cominciarono a pervenirmi anche quelli per i quali era stata formulata la diagnosi di Malattia di Menière, e anche questi traevano spesso giovamento dalla terapia per via occlusale-odontoiatrica. Ho pubblicato il primo articolo sui rapporti fra Vertigine e patologie dell’ATM nel 1990 (“Vertigo of dental significance“ Attual Dent. 1990 Oct-21;6(36):8-10, 12, 14-5). Ho anche potuto riscontrare che nella letteratura scientifica sono stati nel tempo pubblicati vari studi sulle sintomatologie menieriche che ripropongono le mie stesse esperienze con altrettanto significativi risultati. Ho così iniziato ad orientare specificamente la terapia occlusale, con dispositivi intraorali realizzati ad hoc. Da allora i pazienti menierici che hanno tratto giovamento dalla mia terapia sono molti, con alta percentuale di successo rispetto ai, pur inevitabili, insuccessi: alcune testimonianze significative si possono leggere in questa pagina del mio sito internet.

Dott. Edoardo Bernkopf
Odontoiatria

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