Tachicardia sopraventricolare

Specializzazione di Angiologia

Che cos’è la tachicardia sopraventricolare?

La tachicardia sopraventricolare (o SVT) è un disturbo cardiaco che consiste in un ritmo cardiaco più sostenuto rispetto alla normalità. Tale disturbo non si genera nel ventricolo, ma al di sopra, ed è meno pericoloso della tachicardia ventricolare. Il termine dovrebbe definire ogni tipo di tachicardia che non nasce nei ventricoli, per esempio:

  • Tachicardia sinusale;
  • Tachicardia atriale ectopica;
  • Tachicardia giunzionale;
  • Fibrillazione atriale;
  • Flutter atriale;
  • Tachicardia da rientro nodale.

Nel linguaggio medico comune, tuttavia, si intende per tachicardia sopraventricolare la “tachicardia da rientro nodale”, o “tachicardia parossistica sopraventricolare”. Solitamente questa colpisce persone che non soffrono di altre patologie cardiache.

Prognosi della malattia

In pazienti altrimenti sani, la tachicardia sopraventricolare è in genere una patologia benigna che non costituisce un pericolo per la vita, e spesso non è necessario sottoporsi a trattamenti: gli episodi compaiono e cessano all’improvviso.

Sintomi della tachicardia sopraventricolare

I sintomi che possono presentarsi durante gli attacchi sono i seguenti:

Questo tipo di tachicardia è caratterizzata soprattutto da un battito regolare accelerato che si manifesta repentinamente, passando da 75 battiti al minuto a oltre 200. Gli attacchi possono durare da pochi minuti fino a 48 ore e possono necessitare di un trattamento medico per scomparire.

Diagnosi per la tachicardia sopraventricolare

Se la visita avviene durante un episodio di tachicardia sopraventricolare, il cardiologo misura il battito cardiaco e in seguito suggerisce altri tipi di esami. Spesso viene usato l’elettrocardiogramma, ma se non è possibile eseguirlo durante un attacco, è da preferire un controllo Holter, che dura 24 ore.

Quali sono le cause della tachicardia sopraventricolare?

La tachicardia sopraventricolare può scaturire da una disfunzione della via elettrica che collega i ventricoli agli atri. Questi ultimi possono dare impulsi troppo veloci, provocando un ritmo cardiaco accelerato. La frequenza eccessiva dei battiti riduce la loro efficienza: il volume del sangue pompato nelle vene è inferiore a quello necessario, comportando un abbassamento della pressione arteriosa.

Gli attacchi possono avere luogo in seguito a un’attività sportiva a ritmo sostenuto. Di conseguenza gli sportivi, in particolare quelli che effettuano attività agonistica, devono tenere sotto controllo i problemi di accelerazione cardiaca.

Trattamenti per la tachicardia sopraventricolare

Vi sono diversi modi per trattare le tachicardie sopraventricolari:

  • Le manovre fisiche (o vagali): il loro fine è quello di attivare il nervo vago, che rallenta l’attività del cuore; sono efficaci solo al principio dell’attacco. È consigliabile che tali manovre vengano eseguite sotto osservazione medica, ma i pazienti che soffrono di numerosi episodi di tachicardia possono effettuarle senza supervisione. Alcune delle manovre vagali sono: trattenere il respiro e espellere l’aria con forza; tappare il naso e espirare forzatamente; mettere il viso in acqua molto fredda; mettersi a testa in giù; massaggiare il seno carotideo, sotto la mascella (quest’ultima manovra è da evitare per i soggetti di una certa età);
  • La cardioversione elettrica: il defibrillatore applica delle scariche elettriche sul torace del paziente per ristabilire un ritmo cardiaco normale (da effettuare quando né le manovre vagali né i farmaci sortiscono effetto);
  • L’ablazione con radiofrequenza: il tessuto cardiaco atipico e le vie di conduzione che causano la tachicardia sopraventricolare vengono distrutte tramite delle radiofrequenze emesse nel muscolo cardiaco. È consigliabile nei soggetti che soffrono spesso di tachicardia;
  • La crioablazione: come nell’ablazione con radiofrequenza, le vie elettriche e i tessuti anomali vengono portati alla necrosi, ma in questo caso si utilizza il freddo. Tale operazione è reversibile fino ai -10°C; se l’effetto che si ottiene fino a quel momento è corretto, si procede dunque a un raffreddamento fino ai -73°C, quando si ha la morte permanente del tessuto.

A quale specialista rivolgersi?

Se gli episodi di tachicardia sopraventricolare sono frequenti, è necessario rivolgersi a un Cardiologo perché possa valutare come affrontare il problema.

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