Sai quali trattamenti curano le vene varicose?

Autore: Dott. Luca Arnuzzo
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

Le vene varicose rappresentano un inestetismo che, a seconda dei casi, se non trattato adeguatamente può avere gravi complicanze. Il Dott. Luca Arnuzzo, esperto in Chirurgia Vascolare a Genova, ci parla dei principali trattamenti utilizzati per la cura delle varici, in particolar modo della terapia chirurgica

Quali tipi di trattamento vengono utilizzati per combattere le vene varicose?

La terapia che tratta le vene varicose può essere sia medica che chirurgica.
L’assunzione di alcuni tipi di farmaci e di integratori aiutano ad aumentare il tono della parete venosa e dei capillari, diminuendo la permeabilità del vaso; inoltre, sono dotati di un’azione drenante e antiinfiammatoria. Contrastano così i principali sintomi della malattia, come il gonfiore degli arti, il senso di peso, la tensione dolorosa e i crampi notturni.

La compressione elastica con calze graduate, medicali, è fondamentale per il controllo dei sintomi principali ma anche dell’evoluzione della malattia verso le sue più gravi complicanze:

  • Zone di colorazione scura della pelle
  • Inspessimento o indurimento della pelle
  • Ulcere
  • Trombosi

In cosa consiste la terapia chirurgica?

La terapia chirurgica delle varici prevede diverse tecniche chirurgiche tradizionali e attualmente anche tecniche endovascolari mininvasive.

La tecnica chirurgica ormai consolidata nel tempo è lo “stripping” (la vena viene “sfilata” dalla sua sede sottocutanea) della safena previa legatura e sezione della stessa all’inguine (grande safena) o dietro il ginocchio (piccola safena) associato a flebectomie, cioè asportazione tramite micro incisioni delle vene collaterali varicose.

La sempre maggiore richiesta di tecniche poco invasive, che non necessitino di ricovero e consentano un’immediata ripresa dell’attività di vita anche lavorativa, ha stimolato la messa a punto di metodi alternativi di eliminazione del reflusso lungo la safena senza asportare chirurgicamente la vena: in pratica la vena safena viene fatta chiudere, cicatrizzare, eliminando così il reflusso del sangue verso il basso il quale è il responsabile delle varici e di tutte le altre conseguenze.

A questo scopo possono essere utilizzate due modalità:

  • La termoablazione con cateteri a energia laser o a radiofrequenze, i quali in pratica “bruciano” la vena e la fanno cicatrizzare;
  • La scleroterapia con sostanze irritanti che hanno lo stesso effetto dei cateteri termici ma con una azione chimica.

Il vantaggio di questo secondo approccio è che non necessita di anestesia né di essere praticato in sala operatoria. I risultati di questi trattamenti non invasivi sono sostanzialmente sovrapponibili a quelli della chirurgia consentendo però un più rapido ritorno alla normale attività con una migliore qualità di vita.

Come sempre dopo qualunque tipo di intervento è possibile una recidiva: dopo termo o sclero-ablazione è possibile una ricanalizzazione della vena, dopo stripping chirurgico è possibile che una vena residua, non dilatata al momento dell’intervento, evolva fino a divenire varicosa. Il tasso di queste recidive è basso, inferiore al 5-6% dei casi. In genere se l’intervento è eseguito correttamente e non vengono lasciati punti di fuga di reflusso le recidive non si verificano.

Dott. Luca Arnuzzo
Chirurgia vascolare

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