Tipologie di diabete: cos’è il prediabete?

Autore: Prof. Paolo Sbraccia
Pubblicato:
Editor: Sharon Campolongo

Il diabete mellito, o semplicemente diabete, è causato da una carenza, assoluta o relativa, di insulina con conseguente iperglicemia (aumento delle concentrazioni plasmatiche di glucosio). Esistono varie tipologie di diabete ma che cos’è il cosiddetto prediabete? Approfondiamo questo argomento nel seguente articolo

Quante tipologie di diabete esistono? 

La maggior parte dei pazienti è affetta da uno dei due sottotipi principali: il diabete tipo 1, ad esordio durante l'infanzia o l'adolescenza, è caratterizzato da un deficit assoluto di secrezione insulinica che richiede, per la sopravvivenza, la somministrazione di insulina esogena, da cui la definizione precedentemente utilizzata di diabete insulino-dipendente; e il diabete tipo 2 (precedentemente definito “non insulino-dipendente”), ad esordio generalmente nell'età adulta e ad elevata prevalenza (ca. 5%) nei paesi industrializzati, caratterizzato da resistenza all’azione dell’insulina (insulino-resistenza) e da un inadeguato aumento compensatorio della secrezione insulinica. Il diabete tipo 2 è in larga parte causato da sovrappeso e obesità ed ha un enorme costo clinico, sociale ed economico.

Che cosa s’intende per prediabete?

I criteri diagnostici del diabete tipo 2 sono il risultato della loro correlazione con l’incremento del rischio di sviluppare le complicanze microvascolari (retinopatia, neuropatia e nefropatia).

Tuttavia, è ormai chiaro che nel lento e progressivo deterioramento dell’omeostasi glicemica che conduce al diabete conclamato e che caratterizza i pazienti a rischio (prevalentemente in sovrappeso o obesi), vi è una fascia di alterazioni prediabetiche (glicemia a digiuno 100-125 mg/dl; glicemia a 2 ore dopo carico orale di glucosio (OGTT) 140-199 mg/dl; emoglobina glicosilata (HbA1c) 42-48 mmol/mol 6,00-6,49%) che incide profondamente nel processo aterogenetico, aumentando il rischio cardiovascolare.

Il prediabete, quindi, non è solo una condizione con alto rischio di progressione verso il diabete tipo 2, ma è anche un importante fattore di rischio cardiovascolare.

La US Preventive Services Task Force raccomanda lo screening di prediabete e diabete negli adulti (35-70 anni) in sovrappeso od obesi, al fine di identificare le forme nascoste ed avviarle agli opportuni interventi di prevenzione e trattamento.

Si consiglia sempre che il prediabete venga valutato nel paziente sovrappespastiglie ed apparecchiatura per l'autocontrollo della glicemiao/obeso, misurando almeno uno dei 3 indicatori:

  • Glicemia a digiuno
  • HbA1c
  • Glicemia alla 2° ora di un OGTT

Il prediabete dovrebbe essere considerato una comorbidità al pari del diabete tipo 2 nello stabilire i livelli di intervento terapeutico.

Quanto è diffuso?

La prevalenza di prediabete è molto elevata e si aggira intorno al 30%.

Come individuare il rischio di prediabete?

I pazienti con indice di massa corporea (BMI, body mass index: peso in kg /altezza in metri al quadrato) superiore a 25 e coloro che pur avendo un BMI < 25 hanno una circonferenza della vita > 102 cm negli uomini e > 88 cm nelle donne, è bene che misurino la glicemia a digiuno e/o l’HbA1c.

Quali sono le conseguenze di un prediabete non curato?

Un aumento del rischio cardiovascolare (infarto e ictus) e del rischio di sviluppare diabete tipo 2.

Cosa fare in caso di prediabete?

Modificare lo stile di vita (almeno 150 minuti a settimana di attività fisica) e ridurre il peso corporeo.

Un farmaco antidiabetico che non provoca ipoglicemie né aumento di peso può certamente essere utile per prevenire lo sviluppo di diabete.

Prof. Paolo Sbraccia
Endocrinologia e Malattie Del Metabolismo

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