Tumore al colon-retto: prevenire è meglio che curare

Autore: Prof. Domenico D'Ugo
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Editor: Marta Buonomano

Il Prof. D’Ugo, esperto in Chirurgia Generale a Roma, ci parla della prevenzione del tumore del colon-retto, una neoplasia molto diffusa e che, grazie alla colonscopia, è possibile individuare precocemente

Tumore al colon-retto: quanto è diffuso?

Il tumore del colon-retto è fra le neoplasie a maggiore diffusione sia in Italia che nell’intero mondo occidentale; rappresenta infatti il 14% dei casi di tumore in tutta la popolazione mondiale. Nell’uomo, l’incidenza del cancro al colon-retto si trova al terzo posto dopo il tumore al polmone e alla prostata, mentre nella donna è secondo solamente al tumore al seno. Per fortuna, grazie ad una buona prevenzione è possibile individuare questa neoplasia di interesse sociale nei suoi stadi iniziali e ridurre di conseguenza il rischio di mortalità ad essa legato.

Prevenzione: l’importanza dei controlli periodici

A partire dai 50 anni, tutti (uomini e donne) dovrebbero sottoporsi ad un esame di screening, anche se non hanno notato alcun sintomo di neoplasia. L’esame d’elezione è la colonscopia, unico test affidabile al 100%. In caso di spiccata familiarità, è consigliabile anticipare l’età del primo controllo ai 45 anni. La ricerca del sangue occulto nelle feci certamente è un test semplice ed economico che tuttavia non è da considerarsi alternativo al controllo endoscopico; infatti in caso di esito positivo, la presenza di sangue occulto fecale non altrimenti spiegabile dovrà comunque essere seguita da una colonscopia. Purtroppo nel nostro Paese, anche quando l’organizzazione è impeccabile e i test sono gratuiti, i cittadini sono particolarmente restii a seguire gli inviti a programmi di prevenzione che prevedano indagini anche minimamente invasive. È dunque necessario diffondere la massima informazione sulla serietà di questa patologia quando non diagnosticata per tempo e sensibilizzare la popolazione in modo da poter incrementare il numero di diagnosi precoci: diagnosticare un cancro al colon nel suo stadio iniziale significa infatti massimizzare le probabilità di guarigione abbattendo la mortalità legati a questa neoplasia.

Colonscopia virtuale vs colonscopia tradizionale

La colonscopia virtuale è un esame che si esegue tramite una tac e un software. Considerato “meno fastidioso” della classica colonscopia (non è necessario inserire la sonda a fibre ottiche nel colon, fattore importante soprattutto per i pazienti con tessuti particolarmente fragili o in caso di colon “tortuoso” o ostruito) è tuttavia anche meno preciso: la sua capacità di individuare lesioni di piccole dimensioni è infatti ridotta rispetto all’esame tradizionale. Per quanto riguarda la preparazione, inoltre, è utile precisare che entrambe le tecniche prevedono l’assunzione di particolari lassativi al fine di ripulire l’intestino.

Tumore del colon-retto: come si formula la diagnosi?

Per diagnosticare un tumore nel colon-retto è necessario che, nel corso della colonscopia che individua e localizza con esattezza una lesione (ulcera, polipo o tumore), venga effettuata una biopsia con esame istologico: ciò consente di stabilire la natura benigna o maligna e la tipologia della neoformazione; inoltre indica con chiarezza la priorità e l’urgenza per studiarne con indagini aggiuntive lo stadio di evoluzione, così da stabilire un iter terapeutico personalizzato.

Prof. D’Ugo, come faccio ad avere la garanzia di una chirurgia di qualità?

In quanto Presidente in carica della Società Italiana Chirurgia Oncologica (SICO) e Presidente eletto della Società Europea (ESSO), il mio massimo impegno è volto all’istituzione di una certificazione ufficiale che garantisca che le strutture accreditate alla cura del cancro possiedano tutti i fondamentali requisiti per trattarlo adeguatamente e che questo obiettivo sia omogeneamente realizzato in tutti i Paesi della Comunità Europea. Nel 2030 si prevede che il cancro diventi la prima causa di morte a livello globale: ogni paziente affetto da tumore maligno ha il diritto di essere operato e seguito da team specialistici e multidisciplinari, perché si offrano a tutti indistintamente le massime garanzie di guarigione.

Quali sono i requisiti che ogni centro dovrebbe rispettare?

Oltre ad eseguire un numero minimo d’interventi ogni anno (numero diverso da tumore a tumore sulla base di complessità ed incidenza di nuovi casi attesi), i centri accreditati devono poter offrire su un team multidisciplinare che decida collegialmente ogni snodo del percorso di cura del paziente. In particolar modo, per quanto attiene ai tumori colo-rettali, un servizio di endoscopia attivabile 24h/24 è un elemento essenziale per la diagnosi pre ed intraoperatoria, come anche per le emergenze a seguito dell’intervento. I centri di riconosciuta qualità nel trattamento di queste neoplasie devono poter documentare l’esecuzione di interventi chirurgici mininvasivi (laparoscopia) in non meno del 30% dei casi; è inoltre auspicabile che tali centri applichino i cosiddetti programmi ERAS (Enhanced Recovery After Surgery), che consistono in semplici consigli nutrizionali e riabilitativi fondamentali nel ridurre il trauma ed il tempo di degenza legati all’operazione, ma anche in grado di contenere l’incidenza delle possibili complicanze.

Prof. Domenico D'Ugo
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