Cardiopatia ipertensiva e patologie cardiache

Autore: Dott. Luigi Sulpizii
Pubblicato:
Editor: Antonietta Rizzotti

La presenza di ipertensione arteriosa predispone allo sviluppo dello scompenso cardiaco e di altre patologie cardiache nella popolazione generale. Ne parla il Dott. Luigi Sulpizii, esperto in Cardiologia a Roma, Aprilia e Lido di Ostia.

Che cos’è l’ipertensione arteriosa?

L’ipertensione arteriosa è una particolare condizione caratterizzata da un aumento patologico dei valori di pressione all’interno delle arterie, rappresenta il 15% di tutte le cause di scompenso e la causa principale della cardiopatia ipertensiva.

Quest’ultima è una patologia a carico del muscolo cardiaco ed è caratterizzata da una disfunzione meccanica ed elettrica del cuore che potrebbe evolversi in gravi patologie come lo scompenso cardiaco, condizione clinica caratterizzata dalla incapacità del cuore di pompare una quantità di sangue adeguata alle esigenze metaboliche dell’organismo.

I soggetti ipertesi sono maggiormente a rischio di scompenso cardiaco?

Il rischio di sviluppare lo scompenso cardiaco nei pazienti ipertesi rispetto ai soggetti normotesi è aumentato di circa due volte nelle donne e di circa tre volte negli uomini.

L’ipotesi più classicamente accettata prevede che la progressione dell’ipertensione arteriosa avvenga in maniera lenta e graduale, in un periodo di tempo variabile che generalmente si sviluppa in anni o decenni a seguito del progressivo stabilirsi del rimodellamento strutturale del cuore e dei vasi sanguigni ed al concomitante contributo di numerosi fattori di rischio:

  • Diabete mellito
  • Obesità addominale
  • Dislipidemia
  • Valvulopatie
  • Nefropatie

È noto da tempo che la comparsa della sintomatologia clinica come la difficoltà respiratoria (dispnea) e il gonfiore agli arti inferiori (edemi declivi) sono associati ad una ridotta sopravvivenza ad indicare così una progressione della malattia già inesorabilmente avanzata. Pertanto al giorno d’oggi è necessario identificare questi pazienti il prima possibile.

Negli ultimi anni, l’introduzione dell’indagine eco-color-doppler ha determinato un sensibile miglioramento della capacità di identificazioni di quelle anomalie strutturali che determinano lo scompenso cardiaco. Una corretta e puntuale diagnosi dello scompenso cardiaco suggerirà al Medico un approccio farmacologico efficace al fine di migliorare la prognosi e quindi la sopravvivenza.

Quali altre patologie possono essere determinate dall’ipertensione arteriosa?

Le alterazioni che l’ipertensione arteriosa di lunga durata determina sul cuore e sui vasi sanguigni possono determinare anche uno squilibrio tra domanda ed offerta di ossigeno nel miocardio e determinare la cardiopatia ischemica (angina pectoris e/o infarto del miocardio). Inoltre, gli ipertesi hanno una prevalenza maggiore rispetto ai normotesi di sviluppare una angina silente a coronarie sane oltreché sviluppare stenosi delle arterie coronariche.

Come si diagnosticano le patologie coronariche?

Il test comunemente più utilizzato nella diagnosi di malattia coronarica è il test da sforzo che rimane il test di prima linea per il suo basso costo e per l’elevato valore predittivo negativo che consente di escludere da successivi accertamenti i soggetti con test massimale negativo.

Tra gli altri esami ricordiamo:

  • Le indagini ecocardiografiche associate ad un test provocativo come l’ecocardiogramma da sforzo e l’ecocardiogramma con stimolo farmacologico migliorano sensibilmente la potenza predittiva del test da sforzo nella cardiopatia ischemica indirizzando molto spesso il medico alla giusta diagnosi.
  • Le metodiche nucleari quali la tomoscintigrafia da sforzo o da stimolo farmacologico sono impiegate nella diagnosi della coronaropatia. Il loro valore è indiscusso, il potenziale limite è rappresentato dai costi, ma rimane una indagine semplice da effettuarsi dietro precise indicazioni. Spesso conducono all’esame di riferimento per la diagnosi di cardiopatia ischemica che è la coronarografia il cui valore diagnostico (visione diretta delle coronarie) e terapeutico (angioplastica coronarica per riaprire il vaso) è di altissimo valore.

L’ipertensione arteriosa è anche un importante fattore di rischio per lo sviluppo di disordini del ritmo del cuore (aritmie). La fibrillazione atriale è la più comune ma anche l’extrasistolia ventricolare e le tachiaritmie complesse sono maggiormente prevalenti nei pazienti ipertesi. In questo ambito è utile sia nella diagnosi che nell’indirizzo terapeutico utilizzare il monitoraggio elettrocardiografico secondo Holter per un periodo di 24 o 48 ore.

Grazie al progresso delle conoscenze e della tecnologia è oggi possibile una valutazione sufficientemente accurata della compromissione cardiaca nell’ ampia popolazione di ipertesi con l’impiego di metodiche strumentali largamente diffuse ed utilizzabili nelle strutture sanitarie del nostro Paese.

Dott. Luigi Sulpizii
Cardiologia

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