Novità nel trattamento delle patologie prostatiche

Autore: Top Doctors®
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Editor: Top Doctors®

Grazie a numerosi studi sono stati introdotti nuovi e più precisi metodi per diagnosticare e trattare il tumore alla prostata in maniera poco invasiva. Il nostro esperto in Urologia di Top Doctors ci parla dell'iperplasia benigna e ci aggiorna sulle ultime novità nel campo dell'ipertrofia prostatica

Che novità ci sono nella diagnosi del cancro alla prostata?

Il tumore alla prostata è il cancro più frequentemente diagnosticato negli uomini e si prevede un aumento del numero dei casi prossimi anni. Un uomo su 6 svilupperà un cancro alla prostata nel corso della sua vita. Attualmente non esiste un indicatore ideale per diagnosticare il tumore alla prostata. Fino a pochi anni fa potevamo solamente contare sull’antigene prostatico specifico (P.S.A.) che ha come inconveniente il fatto di accrescere il suo valore con qualsiasi patologia della prostata (infezione, infiammazione, iperplasia benigna o cancro) perciò molti uomini che effettuano una biopsia della prostata con il PSA alto non incontreranno un cancro ma tuttavia possono presentare complicanze (infezione, sanguinamento ecc.). Nel 2009 siamo stati i primi ad utilizzare nei nostri centri l'antigene tumorale prostatico 3 (PCA3) che è un indicatore che si studia nell’urina degli uomini e che si alza solo in coloro che hanno un cancro alla prostata. Questo test ci permette di identificare i pazienti che necessitano di una biopsia della prostata (gli uomini con un PCA3 che supera il 35 devono eseguire una biopsia, mentre quelli che lo hanno inferiore hanno meno possibilità di contrarre un cancro). Anche se il PCA3 è meglio del PSA nell’identificazione dei pazienti con un tumore alla prostata, fino al 20% dei casi con il PCA3 inferiore a 35 manifesteranno un cancro alla prostata in futuro. Dal 2009 abbiamo realizzato controlli con il PCA3 in 175 uomini con PSA maggiore a 4 e che quindi dovrebbero essere sottoposti a biopsia prostatica. In 78 casi il PCA3 era superiore a 35 per ciò veniva consigliata la biopsia mentre in 97 casi il PCA3 era inferiore a 35 e per questo motivo la biopsia è stata rinviata. Nei casi in cui è stata eseguita la biopsia il 64% dei pazienti ha manifestato un cancro o una lesione precancerosa. Dei 97 casi con PCA3 inferiore a 35 è stato riscontrato un tumore solo nel 5%. Il PCA3 ha evitato la biopsia al 37% dei casi con un PSA elevato.

 

Che novità ci sono nel trattamento dell’iperplasia benigna della prostata?

La recente introduzione del laser al Tullio di 200W è stata di grande importanza nel trattamento delle malattie benigne della prostata e delle sua patologie associate come ad esempio i calcoli vescicali.
La grande potenza che possiede questo laser lo converte nel trattamento ideale per i pazienti con prostate maggiori a 150cc poiché riduce molto il tempo dell’intervento. Il laser al Tullio di 200W recide con una grande efficacia ed ha un maggiore potere di emostasi in confronto al laser ad Olmio a causa del suo minore assorbimento del liquido utilizzato durante il procedimento. Allo stesso tempo ha anche un buon tasso di vaporizzazione nel caso fosse necessario. Questo sistema è l’innovazione tecnologia più recente nei sistemi laser per la chirurgia prostatica e viene utilizzato nei nostri centri da gennaio 2013. L’utilizzo del laser al Tullio con una fibra frontale ci permette di realizzare una tecnica molto innovativa, la vaporesezione della prostata che ci permette di ottenere frammenti di tessuto con cui effettuare la biopsia, a differenza del laser verde che solo effettua la vaporizzazione del tessuto senza poter analizzare lo stesso. Questo laser ci ha permesso di trattare pazienti con prostate molto voluminose (la più grande che abbiamo trattato era di 436cc) con solo 24 ore di ricovero. Con la chirurgia a cielo aperto questo paziente avrebbe dovuto essere ricoverato per 5-7 giorni con un’altra probabilità di aver bisogno di una trasfusione di sangue. Molti pazienti affetti da ipertrofia prostatica presentano calcoli vescicali. Il laser al Tullio permette trattare questi calcoli nello stesso momento in cui viene trattata la prostata evitando quindi un intervento a cielo aperto. Lo stesso procedimento si utilizza per effettuare piccole resezioni dei tessuti come per la stenosi uretrale o l’asportazione di un piccolo tumore al rene per via laparoscopica, che ci permette di ridurre il sanguinamento chirurgico.

 

Che novità ci sono nel trattamento del cancro alla prostata?

Recenti studi comparativi hanno mostrato che i trattamenti chirurgici (chirurgia aperta, laparoscopica o robotica) offrono gli stessi risultati riguardo al controllo del cancro e agli effetti secondari (impotenza e incontinenza). Questi risultati dipendono fondamentalmente dall’esperienza del chirurgo. Questo significa che un chirurgo con esperienza in chirurgia a cielo aperto ha gli stessi risultati e complicanze di un chirurgo con esperienza in chirurgia laparoscopica o robotica. Tuttavia, quando si analizzano i costi, la chirurgia robotica risulta molto più cara della chirurgia a cielo aperto o di quella laparoscopica. Uno studio di meta-analisi realizzato recentemente mostra che nei pazienti con tumore localizzato della prostata (a basso rischio) i risultati del trattamento con brachiterapia allo Iodio 125 sono superiori (maggiore percentuale di cura) dei pazienti trattati con chirurgia (a cielo aperto, laparoscopica o robotica). Tuttavia, per quanto riguarda gli effetti secondari, la brachiterapia offre molta meno incidenza di disfunzione erettile e l’assenza di incontinenza urinaria. Il ricovero è 12 ore e possono ritornare a svolgere le loro attività abituali dopo 24-48 ore dal trattamento.

 

 Redazione di Topdoctors

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Urologia


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